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Roma, 6 mar – Sono cominciate qualche ora fa le operazioni di sgombero della baraccopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria. Lo ha comunicato il Viminale. Sono circa 600 gli uomini schierati in campo per condurre il blitz, tra forze dell’ordine, vigili del fuoco e servizi sanitari. Presenti anche uomini della Protezione civile e della Caritas, nonché quattro mezzi del genio militare.

Tre incendi

L’operazione era nell’aria da qualche giorno, da quando cioè, verso la fine di febbraio, il sindaco di San Ferdinando aveva firmato l’ordinanza di sgombero della baraccopoli. Nell’insediamento abusivo vivevano, nella totale anarchia, più di un migliaio di immigrati che lavorano come braccianti nella raccolta degli agrumi, il più delle volte sottopagati e sfruttati, quasi sempre schiacciati tra gli ingranaggi del sistema del caporalato. Questo non è il primo sgombero a cui viene sottoposta la baraccopoli: alla fine gli stranieri hanno sempre trovato i modo di ritornarci. Ma alcune settimane fa l’ennesimo incendio con esito mortale – il terzo nel giro di un anno –, ha convinto il primo cittadino della località Andrea Tripodi a firmare l’ordinanza di sgombero per “ripetuti gravi incendi, di natura dolosa o più probabilmente causati da stufe e accessori di fortuna utilizzati per riscaldarsi, che hanno causato la morte di tre ospiti e aggravato le condizioni di insalubrità dell’intera area, contribuendo a esasperare gli animi degli immigrati che gravitano”.

Dispersi nella campagna

Il ministro dell’interno Matteo Salvini esulta: “Come promesso, dopo anni di chiacchiere degli altri, noi passiamo dalle parole ai fatti”, ma è veramente così? Come riporta Repubblica, Peppe Marra del sindacato Usb non sembrerebbe essere dello stesso avviso. A quanto pare la maggioranza degli immigrati avrebbe approfittato della notte per disperdersi nelle campagne della Piana ben prima dello sgombero. “Aspettano che si calmino le acque per tornare nella stessa area o magari cercare riparo poco lontano”, dice. “In molti non si sono fatti trovare e si sono spostati nei dintorni, altri hanno deciso di partire per altre zone”, afferma Peppe Marra. “Chi è rimasto, per lo più non ha intenzione di accettare di entrare nelle tende che la Prefettura ha messo in piedi dall’altra parte della strada o di andare nei Cas. Anzi, molti che erano stati trasferiti nelle scorse settimane sono già tornati. Si organizzeranno autonomamente, con il risultato di creare mille nuovi micro insediamenti”. Altri ghetti abusivi che creeranno le consuete sacche di degrado. Il che ci sembra un epilogo ben lontano dall’essere una soluzione.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. io penso che bisognerebbe costringere gli agricoltori ad impiegare soltanto forza lavoro con contratti regolari accertandosi anche che i medesimi vengano regolarmente rispettati. purtroppo però bisogna anche rendere conveniente agli agricoltori la raccolta di frutta e verdura smettendo di importarla dall’estero e garantendo loro un compenso adeguato . Il fenomeno dello sfruttamento è sempre esistito al sud (anzi è stato esportato anche al nord purtroppo ) però oggi è necessario assolutamente riportare la legalità su ogni fronte, altrimenti anche l’agricoltura muore completamente.
    sono certa che se questo settore fosse be regolamentato tantissimi lavoratori italiani tornerebbero volentieri a raccogliere frutta e verdura nei campi. queste persone che oggi vengono allontanate da San ferdinando andrebbe offerto il viaggio di rientro nel loro paese oppure andrebbero (purtroppo) portate su qualche isola fino al momento in cui no si potrà farli tornare ai loro paesi. salvo ovviamente che l’economia italiana non richieda forza lavoro, solo in quel caso questi clandestini potrebbero avere la chance di rimanere. Sono entrati illegalmente in italia oppure ed ad alcuni è stato forse concesso qualche assurdo, temporaneo visto umanitario, ma attualmente sono sempre illegali con impossibilità di mantenersi ed il paese non riesce ad integrarli offrendo loro un lavoro dignitoso . di certo i cittadini italiani non possono permettere ne vogliono che si formino ulteriori sacche di illegalità.

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