Roma, 24 nov — Il marchio di assorbenti interni Tampax nell’occhio del ciclone per un tweet piuttosto infelice, riuscito nell’incredibile impresa di «sessualizzare le donne» da un lato e dall’altro di negare la femminilità utilizzando pronomi neutri al posto di quelli femminili. Lo scivolone ha scatenato una campagna di boicottaggio che ha travolto l’azienda per due giorni con l’hashtag #BoycottTampax di tendenza negli Stati Uniti.

Tampax nell’occhio del ciclone per aver sessualizzato il ciclo

«You’re in their DMs, we’re in them. We’re not the same», vale a dire: «Sei nei suoi “messaggi diretti” nei social media, noi siamo dentro di lei: non siamo la stessa cosa». Così recita il tweet incriminato, che è nemmeno rivolto al bacino di consumo primario, cioè alle donne: parla direttamente agli uomini, che dovrebbero invidiare un Tampax perché questo alberga direttamente nella vagina delle donne: dove, cioè, vorrebbe trovarsi un uomo. Discutibile anche la scelta di utilizzare i pronomi neutri their-them invece del femminile her. Ma quest’ultimo particolare non suona di certo come una novità: da circa due anni Tampax ha tolto il simbolo femminile dalle confezioni dei propri assorbenti dopo aver stabilito che «non tutte le donne hanno il ciclo, non solo le donne hanno il ciclo».

I Tampax vengono usati anche da minorenni

Il tweet ha suscitato lo sdegno di migliaia di utenti che hanno accusato Tampax di sessualizzare le donne con il ciclo, considerandole «oggetti da penetrare», e che hanno chiesto a gran voce di smettere di acquistare i prodotti del marchio. In molti sottolineano che gli assorbenti interni vengono utilizzati anche da bambine pubescenti e minorenni e associare l’idea del desiderio e della penetrazione maschile a delle ragazzine di dodici anni è a dire poco inquietante; mentre molti hanno contestato per l’ennesima volta la decisione di alienare le donne, pardon persone con l’utero, scegliendo di non riferirsi a loro con il pronome femminile per non scontentare i trans e le persone non binarie. Se alzare le barricate per un tweet appare un po’ eccessivo, va ammesso che non si tratta di una delle uscite migliori, o di buon gusto, del marchio di assorbenti.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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