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Roma, 14 gen – Sulla Tav la spaccatura nella maggioranza gialloverde si allarga pericolosamente. I 5 Stelle sono contrari all’alta velocità Torino-Lione e minacciano la Lega, favorevole all’opera e a un referendum consultivo sulla sua realizzazione.

A scendere in campo il presidente della Camera Roberto Fico, che si appella alla Costituzione. “Bisognerebbe innanzitutto chiarire di che tipo di referendum parliamo. E comunque per la Costituzione per indirne uno servono 500 mila firme, e se accadesse non avrei nulla da dire. Piuttosto avrei da dire se il Movimento appoggiasse un referendum sul Tav, questione che non ha mai lontanamente posto“.
Il M5S – rimarca la terza carica dello Stato in un’intervista al Fatto Quotidianoè costituzionalmente contrario a quest’opera. Ricordo che la prima riunione nazionale dei meet up venne fatta nel 2005 a Torino, per unirsi alla protesta dei No Tav”.

Dopo la manifestazione di Torino di sabato a favore della Tav, che ha visto la partecipazione di esponenti di tutte le forze politiche, Lega in testa (ad esclusione ovviamente del M5S), anche il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli torna sulla questione. “Bella e civile la piazza di Torino per il Tav. Erano 10 mila, 20 mila persone? Bene, noi, come governo, dobbiamo stare attenti ai numeri perché poi quell’opera dovrebbero pagarla in 60 milioni, Lampedusa compresa. E bisogna evitare fallimenti sia pubblici che privati, come avvenuto anche di recente, vedi il caso della linea Av tra Francia e Spagna che passa sotto i Pirenei e che era pure molto più economica. Benvenute tutte le manifestazioni civili e democratiche. Il governo ha però il dovere di usare al meglio i soldi di tutti gli italiani“.

Il ministro pentastellato rinnova il suo invito alla prudenza. A valutare, cioè, l’operazione solo una volta che si è concluso l’esame dei costi-benefici sull’opera. “A fine gennaio penso che potrò avere l’analisi completa“, aveva chiarito Toninelli qualche giorno fa. Toninelli ha ricordato che nel contratto di governo “c’è scritto ‘ridiscutere integralmente l’opera’: è quello che stiamo facendo e per la prima volta con consapevolezza”.
I tecnici, dal canto loro, hanno chiarito che la decisione ultima spetta alla politica, a prescindere dall’esito della valutazione sull’opera.

Insomma, se Toninelli temporeggia, Fico dice no fin da subito. Un bel problema per il capo politico M5S e vicepremier, Luigi Di Maio, che dovrà renderne conto all’altro vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini.
Peraltro, il “compagno” Fico, che ancora una volta si mette di traverso rispetto al governo ricordando che il M5S sia nato proprio contro la Torino-Lione e che da sempre si è posto al fianco dei No Tav, tenendosi così stretta la base “militante” dei pentastellati, non è un problema solo per Di Maio. Ma soprattutto per Salvini, che deve rendere conto al suo, di elettorato.

Lo scontro nella maggioranza, intanto, è occasione ghiotta per il Partito Democratico per farsi sotto e fare presente alla Lega che in Aula esiste una sorta di maggioranza di scopo per portare a termine l’opera. L’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in un’intervista alla Stampa spiega: ”Per confermare la Tav in questo Parlamento c’è un’ampia maggioranza, grazie ai voti del Pd, di Forza Italia, della Lega e di altri. Per quante acrobazie propagandistiche possa fare Salvini, andare in piazza o cavarsela con un referendum, mi sembrano atteggiamenti al limite della presa in giro. Degli elettori, in particolare di quelli del Nord”.

La doppia partita di Fico, che guarda a sinistra (anche quella estrema), incalzando al contempo Di Maio, potrebbe permettere al Pd di incunearsi nella maggioranza, inchiodando Salvini alle proprie responsabilità. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

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