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Padova, 30 ott – Sono 77 gli indagati a Padova per una truffa volta a produrre false documentazioni per il rilascio di permessi di soggiorno agli immigrati. L’indagine si svolge nei confronti di persone accusate di far parte di un’associazione per delinquere dedita alla commissione dei reati di falso ideologico e documentale, correlati a delitti contro la fede pubblica, l’amministrazione della giustizia e in materia di immigrazione.
Una truffa che orai aveva assunto i contorni di una realtà consolidata, che lucrava sulla pelle degli immigrati, e che ha prodotto un danno economico stimato in circa 80 mila euro per l’Inps, che elargiva rimborsi e agevolazioni, oltre a prestazioni assistenziali, dove non doveva.
In sostanza il sistema consisteva nella creazione di false pratiche che simulavano rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Una condizione che permette il rilascio del permesso di soggiorno agli stranieri. Il tutto dietro lauti compensi ai truffatori. Anche gli immigrati, però, approfittavano della frode, e utilizzavano la falsa posizione lavorativa per ottenere permessi di soggiorno e indebite prestazioni assistenziali da parte dell’Inps. Non solo: in caso di condanna, gli immigrati potevano beneficiare di pene alternative alla detenzione.
Quanto avvenuto a Padova non è una novità. Già nei mesi scorsi a Torino era stata scoperta un’altra organizzazione, a cui capo c’era una donna cinese, in grado di gestire un giro di permessi di soggiorno irregolari, fatti rilasciare sulla base di falsi tirocini aziendali. in totale la pratica veniva a costare all’immigrato tra i mille e i 3mila euro. In quell’occasione 7 membri dell’organizzazione e 30 datori di lavoro fittizio sono stati denunciati. Per loro la contestazione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso ideologico.
E sempre a Padova alcuni mesi fa il viceprefetto di Padova, Pasquale Aversa, era stato denunciato con l’accusa di aver favorito la truffa di una cooperativa regionale che si occupava di accogliere immigrati. La cooperativa favorita dal viceprefetti stipava gli immigrati nei vari centri di accoglienza, e intascava i sborsati dalla Regione. Mentre lgi imigrati vivevano in condizioni inumane, il viceprefetto falsificava i documenti che comprovavano il numero dei presenti, favorendo il giro d’affari della cooperativa.
Anna Pedri
 

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