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Roma, 14 dic – Oggi inizia la verifica di governo, chiesta a gran voce da Italia Viva e anche dal Partito democratico. Occhi puntati su Giuseppe Conte, nel mirino perché vorrebbe gestire praticamente da solo i 209 miliardi del Recovery fund. Ipotesi inaccettabile per Matteo Renzi, che ha minacciato il premier di staccare la spina al governo giallofucsia se non dovesse scusarsi per l’ardire e fare dietro front su tutta la linea. Intanto si parte con il Movimento 5 Stelle. Conte incontrerà la delegazione grillina alle 16.30. Alle 19 toccherà al Pd. Curiosamente, fonti di Iv spiegano che, al momento, non è stata pervenuta alcuna convocazione da parte di Palazzo Chigi.

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Il no di Renzi alla task force e ai pieni poteri al premier

Intanto dal canto suo Conte delinea il perimetro del confronto sul Recovery fund, assicurando che la cabina di regia “in nessun caso sarà sovraordinata o sovrapposta ai doverosi passaggi istituzionali“. Parole rivolte soprattutto a Renzi, assolutamente contrario a una task force di tecnici. E ancor meno a una governance del Piano collegato ai soldi Ue in mano a Conte e e due soli ministri: quello dell’Economia, il dem Gualtieri, e quello dello Sviluppo economico, il 5 Stelle Patuanelli. Con la macroscopica assenza di renziani, dunque. Peggio ancora infine sarebbero quei “pieni poteri” al premier che il leader di Iv sottolinea di aver già negato a Salvini. Il Parlamento non può essere esautorato, ripetono da giorni i renziani.

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Conte annuncia la verifica di governo e sparge la solita fuffa

Conte poi sparge la solita fuffa: “Si tratta di un Piano molto ambizioso e articolato, che oltre a un’attenta pianificazione richiede anche un’attuazione più efficace possibile. Lo sapete, il governo è al lavoro per definire compiutamente la struttura che sarà responsabile dell’attuazione e del monitoraggio del Piano e che potrà avvalersi anche di un quadro normativo ad hoc per assicurare il pieno assorbimento delle risorse stanziate, e la messa a terra di tutte le progettualità, nei tempi più rapidi”.

Se Renzi non sarà accontentato staccherà la spina al governo il 28 dicembre

Fuffa a parte, se il premier non accoglierà tutte le richieste di Renzi, il leader di Iv il 28 dicembre – giorno del voto finale in Senato sulla legge di Bilancio – staccherà la spina. E’ questa la data cruciale per il destino di Conte, che ha 14 giorni per salvarsi. Sì perché, dato per assodato che il presidente Mattarella non ci farà tornare alle urne, è pacifico che i giallofucsia daranno vita a un nuovo esecutivo. Con un altro premier. Dopo le consultazioni in stile Colle – altro delirio di grandezza dell’ex avvocato del popolo -, nei prossimi giorni toccherà a Iv e LeU, Conte poi riunirà i leader della maggioranza per fare il punto. E cercare di trovare la quadra. Il tutto sempre Renzi permettendo.

Alla fine potrebbe saltare proprio la poltrona di Conte

Allo stato attuale non è dato sapere se anche stavolta il leader di Iv stia bluffando. In ballo ci sono tanti soldi e l’ex premier non intende rimanere fuori dalla partita. Altro che task force, manager e governance tecnica: Renzi vuole che sia la politica (cioè lui) a gestire la torta del Recovery fund. Altrimenti addio Conte bis, benvenuto chiunque altro (in tal senso Berlusconi scalpita). Governo tecnico incluso. E il Pd? A chi si domanda se i dem avalleranno la mossa dell’ex segretario, in tanti rispondono che se il leader di Iv dovesse riuscire nell’impresa sarebbe anche e soprattutto grazie al silenzio-assenso di altri alleati di peso. Tuttavia, più prosaicamente, è prevedibile che Renzi otterrà la sua fetta e l’allarme crisi di governo rientrerà all’istante.

Adolfo Spezzaferro

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