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Brescia, 3 mar – Quando tornare in classe è la punizione per non aver seguito la Dad: è successo nel Bresciano, dove dieci ragazzi che non partecipavano alla didattica a distanza sono stati spediti a scuola. E’ la singolare “rappresaglia” del preside di una scuola media di Casto, in provincia di Brescia, che dovrebbe essere chiusa perché in zona arancione rafforzata. Soluzione, sia chiaro, escogitata d’accordo con i genitori (evidentemente anche loro un po’ svogliati) per far seguire le lezioni a un gruppetto di svogliati, dediti ai videogiochi.

Dieci studenti spediti in classe perché non seguivano la Dad

Tutto è successo venerdì 26 febbraio, quando all’istituto sono arrivati i carabinieri: in classe erano presenti troppi alunni. I dieci studenti sono stati quindi fatti tornare a casa con i genitori, che sono stati segnalati al tribunale dei minori perché avrebbero dovuto sorvegliare i figli. Quando i militari hanno chiesto al preside quale fosse la situazione, in classe erano presenti una quindicina di studenti: alcuni affetti da disabilità, come previsto dal regolamento, ma una decina di loro semplicemente perché “marinavano” la Dad.

Arrivano i carabinieri e scoprono che in classe erano in troppi

Il preside Luca Bonomi aveva a applicato le norme in vigore, confermate nel nuovo Dpcm firmato ieri dal premier Mario Draghi. Gli alunni con disabilità o per i quali non è possibile svolgere la Dad devono essere accolti a scuola per proseguire le lezioni in presenza. Ma non era questo il caso dei dieci sfaticati. A quel punto il comandante ha chiesto spiegazioni. “Non tutti gli alunni presenti avevano disabilità riconosciute, ma alcuni venivano fatti affluire semplicemente perché da casa non partecipavano attivamente“, si legge nel verbale. “E quindi si era optato per farli presenziare al fine di tenerli maggiormente sotto controllo”. Opzione non contemplata. E in classe quindi erano in troppi. Tuttavia il comandante dei carabinieri ha preso atto della situazione e, come da verbale, ha deciso di “approfondire la situazione per tutelare il diritto alla salute senza nuocere a quello allo studio“.

I dieci studenti alla Dad preferivano i videogiochi

A tal proposito gli studenti sono stati divisi in due gruppi. In un’aula gli studenti con le carte in regola, in un’altra i dieci ragazzi svogliati. A quel punto preside e carabinieri hanno contattato le famiglie. Ebbene, nessuno dei presenti “aveva difficoltà a seguire le lezioni online in quanto tutti erano in possesso degli strumenti elettronici necessari e della copertura del traffico dati“, si legge nel verbale. Quello che non avevano evidentemente era la buona volontà. “Si trattava solo di mancanza di disciplina dei ragazzi che in assenza dei genitori presenti non seguivano le lezioni ma dedicavano il tempo ad altro”. Nella fattispecie, si divertivano con i videogiochi.

Il rimbrotto del preside ai genitori della prole svogliata

La soluzione trovata da preside e genitori non era a norma, quindi sono stati consultati il tribunale dei minori, il capo di gabinetto della prefettura di Brescia e alla fine pure il sindaco di Casto. “Accertata la buona fede dell’iniziativa”, i genitori sono stati convocati a scuola a riprendersi la prole indolente. Ma prima di tornare a casa si sono beccati il rimbrotto el preside sul dovere della vigilanza dei propri figli. Anche e soprattutto in caso di didattica a distanza.

Ludovica Colli

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