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Roma, 6 feb – Nuovi guai in vista per il ministro dell’Interno Matteo Salvini (e stavolta anche per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede) sempre sul fronte giudiziario. Stavolta si indaga per l’arrivo del terrorista comunista pluriomicida Cesare Battisti a Ciampino, e soprattutto per il contestato video del suo arresto.



L’accusa sarebbe di non aver tutelato la dignità del detenuto.

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Come ricorderete, il 14 gennaio scorso con un volo proveniente da Santa Cruz, in Bolivia, Battisti atterrava nello scalo romano di Ciampino, dopo 40 anni di fuga. Ad attenderlo in pista c’erano Salvini, con indosso una giacca della Polizia, e Bonafede.
Poche ore dopo, il Guardasigilli aveva pubblicato su Facebook un video (con tanto di colonna sonora ad effetto) che mostrava i momenti salienti della presa in consegna di Battisti da parte della Polizia penitenziaria.

Ora scopriamo (a quanto pare Salvini e Bonafede lo sanno da almeno una settimana) che, a seguito di una denuncia, è stato aperto un fascicolo presso la Procura di Roma, che ha deciso di fare domanda di archiviazione depositandola presso il Tribunale dei ministri. Attenzione, sia chiaro: il Tribunale dei ministri potrebbe anche respingerla.

Esiste un precedente in tal senso, che però non giova ai due ministri. Infatti anche il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro aveva formulato sul caso della nave Diciotti “una richiesta motivata di archiviazione”. In quel caso però come è noto il Tribunale dei ministri ha voluto seguire un’altra strada. E ora Salvini è indagato.

Secondo la Procura di Roma, Bonafede e Salvini avrebbero violato la legge per la mancata adozione delle opportune cautele dirette a proteggere le persone in arresto dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità. A mettere nei guai il ministro della Giustizia sarebbe stato proprio il video tanto contestato.

Tuttavia, sia chiaro, per i pm romani il fatto non costituisce reato perché mancherebbe il dolo e il vantaggio patrimoniale.
Parola, quindi, al Tribunale dei ministri.

Ludovica Colli

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1 commento

  1. La riforma della legge 234 del 1997 in quanto a reato di abuso d’ufficio ha eliminato l’ elemento psicologico come fattore penalizzante. Da questo la riforma della articolo 323 del codice penale. Questo ha ristretto la penalizzazione dell’ atto a situazioni in cui lo scopo dell’ atto e’ stato il raggiungimento di un vantaggio patrimoniale. Questo e’ stato fatto per evitare l’ eccessivo restringimento dei poteri del pubblico ufficiale nell’ esercizio delle sue funzioni. Non sono un legale ma credo che questo scagioni Salvini da ogni problema.

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