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Roma, 26 feb –  “Gli alberi di Roma cadono perché risalenti all’epoca del Fascismo“: sarebbe questa la spiegazione del sindaco Virginia Raggi alla “strage” di piante avvenuta negli scorsi giorni in cui forte vento e maltempo hanno funestato la capitale.
“Serve un piano straordinario per l’abbattimento di tutti gli alberi malati e arrivati a fine vita a Roma” scrive il primo cittadino grillino  – Si tratta di piante per le quali non c’è alcun rimedio e per le quali non basta la manutenzione. Questi alberi li potremo sostituire piantandone altri, giovani e sani, al loro posto. Molti degli esemplari caduti hanno circa 90 anni: sono stati piantati durante il regime fascista ed ora sono giunti al termine della loro esistenza. Si tratta di piante per le quali non bastano le cure ordinarie”

Un’ammissione di “colpa”, in effetti, per il sindaco che aggiunge: “inevitabilmente, cambierà anche il paesaggio di Roma. I pini secolari fanno parte del panorama di Roma ma così non si può andare avanti”. “Per fare la manutenzione dei 330mila alberi presenti a Roma servono fondi e, soprattutto, la possibilità di recuperare i ritardi dovuti ai decenni in cui troppo poco è stato fatto”. Un’altra “trovata” delle sue che, pur di non affrontare in maniera organica un problema, preferisce letteralmente tagliarlo alla radice. Ma qualche cittadino romano dalla memoria d'”elefante” le ricorda nei commenti come non fosse così serafica ed indulgente quando, sotto la gestione di Ignazio Marino, a Roma cadeva qualche albero.

virginia raggi contro marino nella questione alberi

Sul post del sindaco è intervenuto anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che dichiara: «La sindaca Raggi oggi se la prende con gli alberi di epoca fascista per i quali prevede un taglio radicale, sembra più un’epurazione ideologica che un provvedimento botanico. Inutile ricordare che importanti esperti hanno certificato che esistono metodi tali da rendere compatibile il paesaggio delle nostre città con i pini: monitoraggio arboreo, avvio del famoso bando ancora fermo per censimento, potatura e messa in sicurezza del patrimonio arboreo romano».

Ilaria Paoletti

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6 Commenti

  1. Che stupidaggine ! A parte il valore di una pianta quasi secolare e la bellezza offerta gratis a chiunque abbia la facoltà di ammirarla, non si capisce l’equazione “pianta fascista” = da estirpare.. Se piante dalla fibra coriacea come ad esempio i pini marittimi si schiantano dopo una tempesta nemmeno così terribile è perché si è risparmiato su tutto, fregandosene bellamente. Zero potature mirate (gli specialisti costano, allora si taglia “ndo cojo, cojo”), zero trattamenti fitosanitari, zero disinfestazione di insetti, parassiti, affezioni fungine e così via. V’è inoltre da dire che l’apparato radicale è letteralmente soffocato da asfalto e cemento quindi la pianta stenta nel suo progressivo irrobustimento, insomma sono tutte concause che ignorate da decenni provocano poi danni e ahimé qualche morto.
    Ma questa vispa teresa lo sa che anche una giovane sequoia crolla al suolo alle medesime condizioni ? Quindi vai di sega, ehh già, bel biglietto da visita per una città meravigliosa come la capitale (sebbene problematica e sempre più umiliata giorno dopo giorno).

  2. Il riferimento agli alberi fascisti ci mostra ancora una volta la inadeguatezza di questa cumunistoide, travestita da grillina,che già in tempi non sospetti aveva dichiarato che uno dei suoi principali obiettivi era quello di dotare la capitale di 8000 posti letto per la fecciaglia clandestina africana……….. auguroni.

  3. Per amor di logica, inviterei tutti i giornali che hanno interpretato in senso politico la frase incriminata, a rifletterci sopra.
    Per me (che non sono nè romano nè grillino) si è trattato di un semplice riferimento temporale,. Mio padre, insegnandomi ad usare un vecchio grammofono, (ancora con la puntina in acciaio!) mi disse che nonno l’aveva comprato “ai tempi del duce”. Quindi, decenni prima. Avrebbe potuto dire, “prima della guerra”, ed il riferimento temporale sarebbe stato lo stesso.
    Inoltre, mentre è logico che alberi “piantati al tempo del fascismo” siano arrivati, naturalmente, alla fine, volendo c’è, nella affrrmazione della Raggi, un involontario ed implicito riconoscimento dell’attenzione del regime di allora verso “il verde” e l’arredo urbano.
    Insomma, si sta facendo una tempesta in un bicchiere d’acqua…

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