Roma, 1 ago – “L’emigrazione veneta ha esportato i migliori valori della nostra terra… Nessun veneto è andato a delinquere all’estero”. Da sempre i veneti rappresentano un modello sociale forte, lavorativo e laborioso, con una forte idea di giustizia e con le radici ben salde nella propria amata terra. Quando però a ribadirlo fieramente, è lo stesso presidente della Regione Veneto, specie se alla Giornata dedicata ai Veneti nel Mondo, queste parole riscuotono ancora maggior effetto.

Il problema dell’immigrazione

Intervenuto alla Giornata dei Veneti nel Mondo, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, parla con estremo orgoglio del suo popolo, permettendosi qualche secca frecciata contro la situazione delinquenziale legata anche all’immigrazione. Ma stiamo parlando dell’immigrazione che il Veneto, e l’Italia tutta, sta subendo soprattutto nell’ultimo decennio. Un’immigrazione troppo spesso fuori controllo e che crea delle conseguenze sociali, economiche e di ordine pubblico sempre più difficili da gestire.

Veneti nel Mondo

“L’emigrazione veneta ha portato i migliori valori della nostra terra” ha detto Zaia alla platea. “Onestà, laboriosità, spirito di sacrificio, inventiva, diventando anno dopo anno, decennio dopo decennio, un punto di riferimento per i contesti sociali nei quali ogni veneto emigrato si è inserito con rispetto e senso civico. Nessuno di loro è andato a delinquere e a riempire le carceri”. Parole sincere e pungenti quelle pronunciate oggi dal presidente veneto intervenuto sulla Piana del Cansiglio, alla “Giornata dei Veneti nel Mondo”.

Fieri dei nostri emigrati

“Oggi è il giorno della festa, dell’orgoglio, della gratitudine, nel quale riabbracciamo gli emigrati veneti di oramai svariate generazioni e rinnoviamo loro il grazie di tutto il Veneto per essere stati ed essere tutt’oggi uno dei migliori nostri biglietti da visita“. Zaia non nasconde il suo orgoglio nel ringraziare le comunità venete sparse per il globo e presenti all’evento organizzato dall’associazione Veneti nel Mondo.

Sosteniamo i nostri giovani

“Oggi è però anche un momento di riflessione” continua Luca Zaia, visibilmente commosso. “Siamo di fronte ad una nuova emigrazione di giovani che scelgono di andare all’estero per fare esperienze di alto livello professionale. C’è chi parte per scelta e chi per necessità: a questi ultimi dobbiamo riservare le attenzioni necessarie”. Se da un lato può apparire come una sorta di preoccupazione, in realtà questo paternale appello di Zaia è invece più un incentivo per i giovani veneti ad affrontare le sfide di un futuro forse troppo globalizzato.

L’emigrazione veneta

Dall’Ottocento, migliaia di veneti abbandonarono progressivamente la terra natia per raggiungere le capitali europee, le terre bonificate italiane e per sbarcare in Sud America, per ricostruire con le proprie famiglie nuovi lavori e nuove vite. A differenza di quanto si può pensare, il Veneto con 3.190.000 emigrati (1866 – 1990) detiene il primato tra le regioni italiani per flussi migratori. Ma, come ben sappiamo, stiamo parlando di ben altre migrazioni rispetto alle attuali. Stiamo parlando di emigrati rispettosi. Laboriosi. Veneti. Italiani.

Andrea Bonazza

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3 Commenti

  1. Ha ragione. Io sono del Brasile, discendenti di immigrati veneti, che sono venuti negli 1800. Tutti i discendenti dei veneti e degli italiani sono orgogliosi della sua eredità. Non siamo solo brasiliani, siamo italo brasiliani.

  2. Invero in Svizzera come mi hanno raccontato anziani indigeni, anche gli italiani negli anni 60 del 900 delinquevano, rubavano scatolette al supermercato per mangiare perché spedivano tutti i soldi che prendevano alle famiglie lasciate in Italia.

    Comunque molto meno dei problemi che crea l’abbondante immigrazione che dalla dissoluzione della Yugoslavia si è riversata in Svizzera.

    Anche se in Svizzera le leggi almeno gli Svizzeri le fanno rispettare.

    Nella seconda metà degli anni 90 hanno accolto molti rifugiati politici del Kossovo, ne conoscevo uno anch’io che grazie al fratello residente da anni in Svizzera era riuscito ad ottenere asilo, a guerra finita è stato rispedito in Kossovo assieme a tutti gli altri rifugiati.

    Altro che Ita(g)lia 🙁

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