Ci siamo trovati tutti, un giorno l’altro, ad avere bisogno di inviare online un documento firmato. Ed è stato, diciamocelo, un’esperienza che ha costituito quasi sempre un intoppo rispetto alla velocità e praticità che la legge dovrebbe garantire. Compiamo una procedura online, dobbiamo inviare un contratto, firmare un modulo bancario, ed ecco che a un certo punto la magia si interrompe al momento della firma. Che si fa ora? Si stampa un foglio, si prende la vecchia penna, si firma. Abbiamo uno scanner? Se non l’abbiamo dobbiamo produrci in scomode e spesso non precise foto col nostro smartphone. Inoltre, stiamo di fatto mandando non un documento originale ma la foto di un documento. Non sarebbe molto più semplice poter semplicemente fare una firma elettronica?

Il tema, peraltro, non è solo quello della semplicità ma anche quello della sicurezza. Il sistema obsoleto prima citato, infatti, può rendere la firma facilmente falsificabile e, soprattutto nel caso di rapporti con aziende che non hanno già una nostra firma di confronto, ci espone in modo serio al rischio che un contratto o un modulo possa essere firmato a nostro nome. Un rischio del tutto superato con il nuovo sistema di firma elettronica, che l’associa in modo univoco solo a noi.


Il 26 agosto 2016, per fortuna, è stato emanato il decreto legislativo attuativo del regolamento europeo determinato eIDAS. La disciplina ha reso legale la procedura di firma elettronica in tutta Europa, consentendo finalmente di poter applicare una sottoscrizione digitale che abbia pieno valore legale. In altre parole, la firma apposta ha lo stesso identico valore di quella della vecchia penna, che non dobbiamo mandare necessariamente in soffitta perché ha sempre un suo fascino. Ma un fascino un po’ vintage.

Dunque. essa dovrà essere accettata obbligatoriamente da chi riceve un documento così firmato. Un risultato che costituisce un ulteriore passo avanti rispetto al tema delle identità digitali e che ha poi nel 2017 superato il test di validazione della commissione europea. Un tassello, quello della firma elettronica, che si aggiunge dunque nel nostro paese ad altri come lo SPID (il sistema pubblico di identità digitale) che consente agli utenti di accedere a tutti i servizi della pubblica amministrazione con un username e password. Entrambi hanno la doppia finalità, come detto, di garantire all’utente semplicità e anche sicurezza.

Quindi, come utilizzare validamente la firma elettronica? In Italia esiste un ente, l’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) che ha proprio il compito di identificare e monitorare le aziende che offrono agli utenti questo servizio. Tra esse, va segnalata certamente Yousign.com che ha anche l’importante caratteristica di essere europea, dunque perfettamente in regola con le nostre normative.

L’importanza data a sicurezza è privacy è peraltro confermata anche dalla recente normativa sulla GPDR, il regolamento generale sulla protezione dei dati in rete, questione che ha attraversato negli ultimi anni il dibattito non solo europeo ma internazionale, si pensi ad esempio della mega-multa inflitta recentemente a Facebook proprio per l’errato trattamento dei dati personali dell’utente. Non è questa certamente la sede – che richiederebbe ben altro approfondimento – per esprimere un giudizio sulla globalità della normativa europea in merito a identità digitale, protezione dei dati sensibili , sicurezza e privacy, destinataria anche di critiche – a volte probabilmente a ragione – in questi anni. Ci pare però di poter dire che la possibilità di utilizzare in modo sicuro e efficace la propria firma elettronica comporti un’opportunità per i cittadini senza presentare invece svantaggi o limitazioni alla propria libertà di navigazione e accesso alle risorse della Rete.

Cristiano Coccanari

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