Roma, 3 ott – Chi l’ha detto che la scienza è “neutra”? Nessuno, appunto. Neanche l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ha deciso di sospendere il fisico dell’Università di Pisa Alessandro Strumia. La sua colpa? Nulla a che vedere con l’oggetto della collaborazione (Strumia non è dipendente dell’Infn) con l’ente, né con eventuali condotte di rilievo pensale. Tutt’altro: il fisico è stato sospeso per aver osato sfidare il pensiero unico femminista.

I fatti risalgono a fine settembre quando Strumia, intervenendo al convegno High Energy Theory and Gender organizzato dal Cern di Ginevra, aveva esposto il suo pensiero in merito alla discriminazione nel campo della fisica che a suo dire privilegerebbe le donne a discapito degli uomini. L’analisi era accompagnata da dati, numeri ed esempi presi da esperienze di tutto il mondo a dimostrazione della tesi: dalle “quote rosa” australiane nel campo della scienza ad Oxford che concede alle donne più tempo per lo svolgimento degli esami.

Lo studio ha però incontrato da subito l’ostracismo della platea. La quale, affidandosi ad una reazione isterica portata avanti con metodo tutt’altro che scientifico, ha quasi da subito chiesto la testa del fisico italiano. Primo a prendere le distanze il Cern stesso, seguito a poche ore di distanza anche dall’Infn, che ha “deciso di procedere alla sospensione immediata dell’associazione con la motivazione che il prof. Strumia ha fatto, per di più in un contesto pubblico internazionale, affermazioni lesive dell’immagine dell’Ente”. Parole alle quali ha fatto eco la vicepresidente dell’Infn Speranza Falciano, confermando però involontariamente che la sospensione ha basi molto fragili: “Le facilitazioni ci sono – ha spiegato – perché ci si rende conto della situazione di partenza delle donne”. Insomma, sembra di capire che in effetti il genere femminile è ipertutelato. Ma guai a dirlo a voce alta.

Nicola Mattei

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