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Roma, 13 feb – Il coronavirus continua a seminare contagio e mietere vittime, ma se c’è una cosa che la società dell’immagine garantisce, è che essa non si ferma dinnanzi a nulla: da tempo non ci stupiscono più granché gli autoscatti dentro le ambulanze, pubblicati due minuti dopo un incidente stradale, né le foto dove la gente si immortala accanto a parenti deceduti, amici malati, animali feriti, in posa davanti a edifici in fiamme o alle macerie di una catastrofe naturale.



Gli hashtag dell’epidemia

L’idea di fare “buon viso a cattivo gioco” era già stata spinta dai social network oltre il limite dell’utilitarismo e del bisogno di attenzione travestiti da buone intenzioni, ma la diffusione del virus che spaventa il globo in queste settimane ha portato il tutto a un livello completamente nuovo. Veicolo di diffusione non del virus ma di una nuova moda di dubbio gusto, sono sempre loro, gli “influencer”: in mezzo a statistiche, aggiornamenti, meme (per fortuna, internet è ancora internet) e suggerimenti su come aiutare a prevenire il diffondersi dell’epidemia, spopolano i tag #coronavirus, #travelblogger, #travel, #coronavirusoutbreak che si accompagnano però non a un bisogno di fare chiarezza, quanto alla speranza di trarne vantaggio.

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“Rimanere eleganti nell’epidemia”

Certo non mancano gli utenti che dispensano ai propri followers consigli utili ad arginare il contagio o che quanto meno offrono informazioni generiche (bere tanta acqua resta probabilmente la panacea per tutti i mali ad ogni latitudine del pianeta), ma molti sono in tutta evidenza soggetti alla disperata ricerca di attenzione, nella speranza di diventare ben più “virali” del Covid2019. E così, al grido di “Come fare per rimanere eleganti anche in caso di epidemia?“, le micro celebrità del web si rincorrono di foto in foto e di hashtag in hashtag, sfoggiando accoppiate ricercate tra abiti e mascherine proprio come fino a due mesi fa abbinavano borse, scarpe e orecchini. Pronti a mettere in mostra, ancora con la scusa della mascherina, muscoli, tatuaggi e baci, o a mostrarsi dietro alle maschere antigas mentre fanno passi da gigante contro il virus mandandolo, ammiccanti e poco vestiti… “a quel paese”.

Debellare il virus influencer

Da oggi, insomma, abbiamo una ragione in più per sperare in una rapida sconfitta del Corona-virus: finché il termine resterà “di tendenza” sui social, la speranza di debellare gli influencer “virali” ha una prognosi tutt’altro che positiva.

Alice Battaglia

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2 Commenti

  1. Gli influencer sono dei passivi che vogliono passare per degli attivi, ma sempre passivi sono…, parassiti altamente contaminanti, come i virus.I soggetti “influenzati” infatti non hanno “anticorpi”. Ed è su questo che bisogna lavorare.

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