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Sanremo, 7 feb – Spezziamo una lancia – una sola – in favore di Junior Cally: le accuse fantomatiche di sessismo non stanno in piedi. Nella canzone Gioia, quella che gli è costata la crocifissione mediatica (ma chissà anche quanto gli ha fatto guadagnare in termini di notorietà) l’uccisione della ragazza è solamente la metafora del rifiuto di un certo tipo di atteggiamento, improntato su materialismo, egocentrismo e poco rispetto verso se stesse, che il rapper riscontra in alcuni esponenti del gentil sesso: di certo non si tratta di un invito a seguire le orme di Ted Bundy. Ha fatto bene, quindi, a non arretrare o inginocchiarsi di fronte alle isterie femministe.



Il problema del rapper di Focene, quello che ce lo rende particolarmente inviso, invece, è un altro, e lo ha evidenziato in pieno la sua esibizione di ieri sera sul palco dell’Ariston, dove ha coverizzato Vado al massimo di Vasco Rossi accompagnato dai Viito: Cally è così imbevuto della narrazione sardinesca da ritenere di stare combattendo contro i poteri forti, e non in favore dei medesimi. “In mezzo a questi pesci grossi preferisco le sardine“, ha scandito ieri sera nella parte rappata della canzone.

Le sardine, l’unico movimento di piazza in Europa e forse nel mondo che manifesta a favore di un governo che, se si ritornasse alla urne, non avrebbe più i numeri per governare; che ha l’appoggio di tutti i media, del mondo dello spettacolo, l‘endorsement del Papa, il plauso dello squalo della finanza Soros, i cui capetti fanno merenda dai Benetton: Junior Cally sta con questa gente e trova il modo di supportare il movimento anche al festival della canzone italiana, trasmesso in eurovisione sulla rete di Stato. Eppure nella seconda strofa è qui per spiegarci che “In Italia la voce dei poteri forti puzza di alcol”, riferendosi al famoso mojito al Papeete di Matteo Salvini. Resta solo da capire se Cally c’è o ci fa, se davvero non ha capito dove risiedono lobby e gruppi di pressione, oppure se lo sa ma ha deciso di portare comunque avanti una narrazione in malafede.

Ci crede proprio, Cally, che Salvini sia il male, e per sfotterlo con i Viito gli dà del “boomer” mostrando la scritta “ok boomer” sul palmo della mano. Per chi non lo sapesse, “Ok boomer” è un’espressione usata dai millenials e si riferisce ai cosiddetti “babyboomer”, cioè i nati tra la metà degli anni Quaranta e Sessanta, i figli del boom economico. “Ok Boomer” è un’espressione utilizzata per zittire o prendere in giro la generazione dai cinquanta ai settant’anni su argomenti o posizioni percepite come arretrate e paternalistiche. Peccato che Salvini sia nato nel 1973, e questo lo rende un appartenente alla Generation X, e non ai boomers. Bastava informarsi. Tra il fare la figura del boomer e quella del bimbominchia, non sapremmo dire cosa sia peggio.

Cristina Gauri



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2 Commenti

    • E aggiungo, mai giudicare una persona così a caso e si guardino i politici nulla facenti di destra e sinistra(non sono neanche sardina)

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