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Washington, 30 giu – Lei si chiama Gwen Berry, ha 31 anni, è afroamericana e di mestiere fa la martellista. E, inoltre, è una fervida attivista di Black lives matter. Non a caso, come foto profilo su Twitter, la Berry ha scelto un murale che ritrae George Floyd, il «martire» la cui uccisione ha dato il via alle proteste contro il «razzismo sistemico». Ad ogni modo la Berry, classificatasi terza alle prove olimpiche di atletica leggera degli Stati Uniti, ha scatenato un vespaio di polemiche per il suo atteggiamento anti-americano: l’atleta e attivista di Blm, infatti, durante la premiazione – mentre risuonava l’inno nazionale – ha voltato le spalle alla bandiera Usa.



Black lives matter contro la bandiera

Voltando le spalle alla bandiera, l’attivista di Blm si è mostrata ai fotografi facendo un’evidente smorfia, mentre prima e seconda classificata sono salite sul podio cantando l’inno con la mano sul cuore. La Berry ha poi tirato fuori una maglietta con su scritto activist athlete, e cioè «atleta attivista». La martellista, infatti, ha poi dichiarato che ha tutta l’intenzione di sfruttare la sua visibilità mediatica per «sensibilizzare» le persone: «Il mio scopo e la mia missione sono più grandi dello sport. Sono qui per rappresentare coloro che sono morti a causa del razzismo sistemico. Questa è la cosa più importante. Ecco perché oggi sono qui».

Black Brain

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«Questo non è il mio inno»

Ma perché fare un gesto così provocatorio mentre nello stadio risuonava l’inno nazionale? «Hanno detto che l’avrebbero suonato prima che fossimo sul podio, poi l’hanno suonato quando eravamo là», ha spiegato la Berry. «Ma non voglio davvero parlare dell’inno perché non è importante. L’inno non parla per me. Non l’ha mai fatto». Ovviamente, la provocazione della martellista pro Black lives matter, che in un sol colpo ha infangato inno e bandiera Usa, non è affatto piaciuto, in particolare ai repubblicani: «Perché la sinistra odia l’America?», si è giustamente chiesto il senatore texano Ted Cruz. Una domanda retorica di cui già conosciamo la risposta.

Elena Sempione

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