Roma, 19 feb — Nella vita ci sono pagine che non si vorrebbero mai scrivere, ma non ci è concesso fare diversamente. Il pugile veneto Bepi Ros chiamato da tutti la  “Roccia del Piave” ci ha lasciati alle 8.30 di giovedì 17 febbraio 2022. Per quelli che amano la  boxe, Bepi Ros era un mito del pugilato . Ma prima di tutto era una persona umile, molto umana, nata in quella terra che non gli avrebbe regalato nulla se non con il duro sacrificio. Come tanti giovani aveva scelto la boxe, che  sapeva trasformarli in uomini forti con la tenacia e il sudore della fronte.

Bepi Ros si ispirò a Carnera

Anche lui s’era ispirato al mito di Primo Carnera, che aveva saputo scrivere pagine molto importanti nel mondo della boxe. Bepi Ros si mise subito in luce tra i dilettanti conquistando per ben due volte il titolo mondiale militari nel 1962 a Francoforte e nel 1964 a Tunisi. Basterebbero questi due titoli per farlo diventare una leggenda. La sua carriera però non si fermò, e sempre nel 1964 vinceva la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo, e per poco quella medaglia avrebbe potuto avere un colore diverso. Quell’anno vinse l’oro olimpico il campione Joe Frazier. A Santa Maria del Piave, il suo paese natio, il parroco, che gli era amico, suonava le campane a festa, ogni volta che vinceva un po’ come il Don Camillo di Guareschi, che festeggiava ogni felice evento con lo scampanio.

Una carriera di trionfi

Una volta lo sport della boxe coinvolgeva molti appassionati ed il veneto Bepi Ros si faceva conoscere a suon di trionfi. Quando decise di fare la carriera tra i professionisti, non ebbe molte difficoltà a farsi strada. Negli anni Settanta c’era un pugile che divenne un suo avversario molto importante: si trattava del bolognese Dante Canè e i due campioni si incontrarono per la corona dei pesi massimi per ben cinque volte, con due vittorie  ciascuno e un pareggio. Questa rivalità tra i due fece scrivere le pagine più belle e entusiasmanti della boxe. Bepi Ros divenne campione dei pesi massimi nel 1970 e 1971 a Bologna e nel 1972 a Sirmione,  Conegliano e  Roma.

Le sfide fuori dall’Italia

La carriera di Ros non si fermò solo all’Italia. Nel 1973 ebbe la possibilità di andare in Inghilterra per misurarsi contro il biondo campione europeo dei pesi massimi Joe Bugner, un valido pugile che si era battuto per ben due volte contro il campione del mondo Muhammad Alì. Il boxeur veneto si presentava come sfavorito, e una parte della stampa inglese lo aveva quasi deriso per il suo fisico non troppo asciutto e vedeva in quell’incontro una difesa facile per il suo campione Bugner. Quella sera Bepi Ros, la “Roccia del Piave” fece uno dei suoi più grandi incontri, riuscì a tener testa e a mettere in difficoltà l’inglese. La stampa di tutta l’Inghilterra si rese conto che il buon Bepi non era andato in quel Paese per salire su una Rolls-Royce o per fare una passeggiata. Il campione era a Londra per vincere, la vittoria non gli arrise ma dimostrò un coraggio davvero unico.

Il giornalista  Roberto Fazi  dalle colonne della rivista Boxe Ring del mese di settembre 1973,  scrisse: «Il trionfatore del mese è stato, una volta tanto, un pugile che ha perduto: ci riferiamo a Bepi Ros che dinanzi a Bugner ha tenuto alto, malgrado quanto sia stato detto, il prestigio del pugilato italiano. Noi che eravamo a bordo ring vi possiamo assicurare che Bepi ha fatto mangiare il fegato a tutti quelli che pensavano al suo crollo dopo un paio di rounds. Lui non è caduto, non è mai stato sul punto di cadere mentre chi ha dato chiaramente quest’impressione, specie nelle due ultime riprese, è stato proprio il campione».  

Bepi Ros e Muhammad Alì

La vita di Bepi Ros fu sempre quella di una persona genuina, e posso testimoniare che una sera raccontò della sua amicizia che aveva avuto con un grande campione dei pesi massimi come Alì. Era stato il primo pugile italiano che aveva in qualche modo allenato Alì. Era il 1972 e Bepi Ros si trovava a Zurigo dove passò  una quindicina di giorni assieme al grande Muhammad Alì, alloggiando nello stesso appartamento. La “Roccia del Piave” raccontava che alla mattina il campione Alì lo andava a svegliare per correre insieme per le strade di  Zurigo. Questo era uno degli episodi che raccontava sempre con piacere nel suo bar che gestiva a Susegana.

La morte di Bepi Ros è avvenuta una settimana dopo quella del fratello Ernesto, anche lui pugile nella categoria dei pesi medi. La boxe listata a lutto, non potrà mai dimenticare questi due campioni. Le campane della chiesa di Santa Maria del Piave hanno suonato ancora una volta per Bepi e, per volere della moglie Maria e delle figlie Mary e Patrizia, il funerale verrà celebrato in quella chiesa dove il campione era stato battezzato, alla sua nascita, nel 1942. Davanti alla sua casa, dove ha vissuto, c’è un capitello dedicato a Sant’Antonio, qualche fiore verrà messo per ricordare quel pugile che era umile come persona e aveva un cuore gentile. In una pergamena, che gli donai qualche giorno prima di Natale del 2019, scrissi una citazione del suo amico Alì che diceva: «Qualunque fosse la sfida, per quanto irraggiungibile apparisse l’obbiettivo, non ho mai permesso che qualcuno mi convincesse  a dubitare di me stesso». 

Emilio Del Bel Belluz

 

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