«Con o senza armi, con la caccia faccio ritorno alle mie fonti essenziali: la foresta magica, il silenzio, il mistero del sangue selvaggio, l’antica fratellanza del clan». È da interpretarsi in questi termini il contributo di Ars Venandi, agile saggio dedicato alla più antica pratica rituale della storia pubblicato da Passaggio al Bosco.

Un viaggio nella Tradizione di una manifestazione ancestrale, capace di trasmettersi dalle prime pitture rupestri alla modernità post-industriale: dal mutamento delle tecniche all’evoluzione delle armi; dalle forme spirituali alla mistica sacrale; dal ruolo sociale al diritto venatorio, passando per gli aspetti esoterici, per il simbolismo animale e per le divinità dedicate.

Curiosità, aneddoti e consigli, oltre il moralismo ipocrita del «politicamente corretto»: questo libro non è un manuale, ma un compendio storico e filosofico che trova riscontro nelle opere di Federico II, Sant’Uberto, Ortega y Gasset, Roger Scruton e Dominique Venner. Non un’esaltazione estemporanea della barbarie, dunque, ma una riconnessione ordinata, conservativa ed organica con il kosmos, nel solco di un radicamento che trova nella natura il suo riferimento polare. “Perché la caccia, quando la si vive secondo le regole, rappresenta il primo rito primordiale per sottrarsi alle deturpazioni della modernità razionale e scientifica”.

«Con questo libro ho cercato di dare un piccolo contributo ad una delle attività antiche quanto l’uomo: la caccia. Essa, infatti, ha affiancato in maniera pregnante ogni popolo su questa terra. Tuttavia, almeno inizialmente, m’è sembrato più spontaneo affrontarla dal punto di vista dei nostri antenati presenti da migliaia di anni sul suolo europeo; tranne qualche parentesi nella quale mi son “trasferito” nelle terre dell’Alaska contemporanea. Inoltre, sin dal primo momento, non ho avuto l’intenzione di raccontare la caccia in quanto tale. Sarebbe stato un limite e in un certo qual modo ripetitivo. Essa, dunque, diviene un viaggio attraverso un rito ancestrale e persino una sorta d’iniziazione. Precedentemente alle mie conclusioni sulla prosecuzione e sull’affermazione del ruolo dell’Ars Venandi nel XXI secolo, ho dedicato qualche riga ad alcune divinità e a certe fiere che hanno impregnato, nei secoli, anche il mondo venatorio. Perché – per dirla con Dominique Venner – la caccia non è uno sport». L’autore, Nicola Sgueo

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