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Roma, 2 ago — E’ a rischio di azione disciplinare e sanzioni Raven Saunders, la lanciatrice del peso americana che ieri ha inscenato una protesta Lgbt sul podio olimpico di Tokyo 2020. 



Il gesto contro gli “oppressi” della lanciatrice del peso 

Saunders, atleta afroamericana nota per il suo attivismo a sostegno dei diritti Lgbt, è salita sul podio dopo aver vinto la medaglia d’argento davanti alla fuoriclasse neozelandese Valerie Adams (bronzo) e dietro alla cinese Gong Lijiao (oro). Proprio durante la premiazione la lanciatrice del peso ha quindi incrociato le braccia formando una «X». L’atleta ha dichiarato di avere compiuto il gesto «in solidarietà con gli oppressi» e di voler rappresentare «le persone in tutto il mondo che stanno combattendo e non hanno un palcoscenico per parlare da sé». Il che fa sorridere, pensando all’attenzione morbosa, a tratti ossessiva, che le istanze Lgbt hanno ricevuto nel corso delle ultime manifestazioni sportive — si vedano anche gli Europei di calcio.

La Saunders rischia sanzioni

Il gesto della lanciatrice del peso è stato compiuto in contravvenzione alle nuove regole, varate dal Comitato olimpico internazionale, che vietano proteste o manifestazioni di qualsiasi tipo sul podio. Sono ammesse infatti solo quelle prima della competizione. Le nuove linee guida stabiliscono che le conseguenze disciplinari per le proteste saranno «proporzionate al livello di interruzione e al grado in cui l’infrazione non è compatibile con i valori olimpici».

Un’atleta sopra le righe

Saunders, atleta che definire «sopra le righe» risulta quantomeno eufemistico, aveva già fatto parlare di sé per gli «eccessi estetici», quali dipingersi la chioma di colori improbabili o indossare una mascherina con il disegno del ghigno di Jocker durante le qualificazioni. Nel corso del riscaldamento prima della finale il suo accenno di twerking davanti alle telecamere aveva fatto il giro del mondo ed era rimbalzato da una piattaforma social all’altra.

La lanciatrice del peso, figlia di ragazza madre con una lunga storia di depressione e pensieri suicidi alle spalle aveva espresso la propria solidarietà alla campionessa afroamericana di ginnastica artistica Simone Biles, ritiratasi nel corso delle Olimpiadi. «Sono fiera di lei per aver avuto il coraggio di dire che le serviva tempo per se stessa. Se sei sottoposta a un certo tipo di pressione, è dieci volte più difficile diventare, o rimanere, un atleta di alto livello».

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1 commento

  1. è rimasta indietro:
    adesso il nuovo simbolo degli oppressi è
    LGBTQ+GNPZ:
    cioè l’acronimo di

    lesbiche
    gay
    bisessuali
    trans
    queer
    +
    gerontofili
    necrofili
    pedofili
    zoofili

    ….
    mica vorremo discriminarli,vero?

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