Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 2 ago — «Lo ius soli sportivo? Non riconoscerlo è folle». L’Italia non ha ancora finito di festeggiare l’oro olimpico di Marcell Jacobs, ma il presidente del Coni Giovanni Malagò non perde nemmeno un secondo per mettere il cappello immigrazionista sull’incredibile risultato conseguito ieri dall’atleta di Desenzano.



Malagò e lo ius soli sportivo. Che c’è già  

Malagò assicura che non vuole occuparsi di politica, ma di fatto lo ius soli è argomento politico. «Sono anni che c’è una formidabile polemica attorno al tema dello ius soli. Noi non vogliamo fare politica, vogliamo occuparci solo di sport. Ma non riconoscere lo ius sportivo è aberrante. Oggi più che mai questo discorso va assolutamente concretizzato», ha ribadito ieri in conferenza stampa. «Come? A 18 anni e un minuto chi ha determinati requisiti deve avere la cittadinanza italiana senza dover affrontare una via crucis che spesso fa scappare chi si stanca di aspettare. Dall’Olimpiade arrivi una spinta all’integrazione». Ma La Legge n. 91 del 5 febbraio 1992 riconosce il diritto ai ragazzi nati in Italia da genitori stranieri di diventare cittadini italiani al compimento dei 18 anni, presentando una semplice dichiarazione di volontà all’Ufficio di Stato Civile del proprio comune di residenza.

Malagò prosegue a testa bassa. «La risposta migliore l’ha data Mario Draghi che un quarto d’ora dopo le gare, e mi ha fatto un piacere enorme. Mi ha chiamato commosso, orgoglioso, entusiasta. Mi ha fatto i complimenti».

Ma per gli immigrazionisti non è abbastanza

In realtà, checché ne dica il presidente del Coni — il quale dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro — la legge riconosce già uno ius soli sportivo, ovvero la possibilità per i minori stranieri regolarmente residenti in Italia almeno dal compimento del decimo anno di età di essere tesserati presso le federazioni sportive con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. La legge sullo ius soli sportivo è infatti entrata in vigore il 16 febbraio, anche se alcune federazioni riconoscevano già tale diritto ai minori: la federpugilato, la federazione dell’hockey su prato e la federazione di atletica leggera, che già da alcuni anni tesserano i minori stranieri residenti in Italia alle medesime condizioni dei minori italiani.

Ius soli? Ma se Jacobs è italiano…

Che cosa lo ius soli sportivo abbia a che fare con Jacobs, di madre italiana e quindi cittadino italiano iure sanguinis — ha persino rinunciato al passaporto Usa — il presidente del Coni ce lo dovrebbe spiegare meglio. Forse, e specifichiamo forse, perché Jacobs è un po’ «scuretto» essendo il padre afroamericano? Ma lo ribadiamo, Jacobs è italiano: servirsi della sovrabbondanza di melanina di una persona per portare avanti un cavallo di battaglia che non la riguarda — come ha fatto Malagò — non è forse razzismo?

Cristina Gauri

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

4 Commenti

Commenta