Roma, 19 ago – Una nuova scoperta archeologica e antropologica ci arriva oggi direttamente dall’altra parte del mondo, ma porta con sé un primato tutto italiano. Il misterioso oggetto in questione, se così si può definire, è oggi uno dei simboli stessi della lontana Australia, specie quella aborigena. Stiamo parlando del famoso boomerang australiano; impugnato aggressivamente nelle pellicole di Mr Crocodile Dundee o nei cartoni animati di Tazmania, il misterioso oggetto custodirebbe antichi segreti sui diversi usi che lo stesso ha assunto per gli antenati del popolo australiano.

Eva Francesca Martellotta

Nata a Brindisi nel 1991, Eva Francesca Martellotta fin da piccola è innamorata dell’archeologia sperimentale. La sua missione, dice, è far sì che chiunque capisca il valore di “quei pezzi di pietra” che gli archeologi tirano fuori dalla terra con così tanta, incomprensibile passione. La scienza ha dimostrato che tutti abbiamo un pò di Neandertal dentro di noi, e lei è pronta a farlo uscire allo scoperto. In Australia da diverso tempo per studi e ricerche, la sua ultima scoperta, che ha proposto adesso in anteprima alla comunità scientifica internazionale, è destinata a cambiare per sempre il modo di vedere uno degli arnesi aborigeni più celebri al mondo.

Il boomerang australiano

Il boomerang australiano è un’icona della cultura aborigena oceanica. Tuttavia, da un punto di vista archeologico, le prove sulla storia di questi strumenti in legno sono scarse e le informazioni dettagliate sulla loro funzione sono molto elusive. Nella cultura popolare, l’interesse è stato a lungo concentrato su un’unica proprietà tecnologica che è ampiamente considerata intrinseca a questi artefatti. Dai film alla letteratura, la loro principale funzione si traduce nella capacità dei boomerang di “tornare” quando vengono lanciati. Tanto è vero che la parola boomerang è comunemente usata come verbo in inglese, ma anche nella nostra Italia, dal secolo scorso, ha ormai preso piede nel nostro dizionario in svariati proverbi e modi di dire. Nelle culture aborigene australiane, tuttavia, i boomerang sono solo una piccola parte dell’universo del bastone da lancio. Il boomerang, infatti, pur essendo noto per avere una funzione specializzata per la caccia agli uccelli in diverse aree, era più comunemente usato come giocattolo.

Un oggetto multiuso

Il boomerang australiano è da sempre tra gli elementi più riconoscibili della tecnologia aborigena australiana. Nella mentalità popolare, l’immagine prevalente di questi manufatti in legno è quella di strumenti da lancio che ritornano al lanciatore, utilizzati principalmente per la caccia agli animali. Tuttavia, i boomerang hanno un profondo ruolo multiuso nelle società indigene, con diverse funzioni tra cui l’impiego nel combattimento, scavare e fare musica. Recentemente, una ricercatrice italiana, ha proposto alla comunità scientifica l’ennesima funzione per i boomerang. La modifica funzionale degli strumenti litici, una forma d’uso quasi sconosciuta tra i ricercatori non aborigeni. Un’analisi lessicale dettagliata, portata all’attenzione internazionale da Eva Francesca Martellotta, espone le somiglianze tra i ritoccatori ossei paleolitici utilizzati per gli stessi scopi dei boomerang di legno duro australiano. Questo paragone confermerebbe l’ipotesi traceologica e il potere di utilizzare un approccio multidisciplinare nell’indagine sul profondo passato dell’Australia.

La scoperta italiana

Il nuovo studio sperimentale suggerisce che le comunità indigene australiane potrebbero aver usato boomerang fatti di legno duro per modellare i bordi degli strumenti di pietra. Il membro del team di ricerca della Griffith University, Paul Craft, ha modellato la replica di un boomerang australiano per provare a ritoccare i bordi di antichi strumenti in pietra. Ciò ha generato segni paragonabili a quelli osservati su strumenti di ritocco osseo datati a più di 200.000 anni fa. La ricercatrice Eva Francesca Martellotta ha affermato che mentre i boomerang sono usati principalmente come armi da caccia e da combattimento, svolgono anche altre funzioni legate alle attività quotidiane delle comunità aborigene. La trentenne Eva Francesca Martellotta, con il suo team di ricercatori, potrebbe aver dunque fatto una scoperta straordinaria destinata a rivedere molte delle convinzioni che conoscevamo sull’antichità aborigena. Quando si dice che i nostri giovani più talentuosi scappano all’estero in una cosidetta “fuga di cervelli”, casi come questo tornano invece a rinvigorire il nostro orgoglio per il genio italiano mai del tutto assopito.

Andrea Bonazza

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