Francia: il razzismo anti-bianco è ormai un’emergenza

racismeantiblancParigi, 2 dic – “Non ho niente contro di loro, ma sono davvero troppi”. Il meccanismo dell’esclusione gira come un ingranaggio ben oliato. Eppure, in questo caso, il frame etnocentrico non inumidisce nessun occhio compassionevole, perché ha a che fare con un odio che esiste ma non esiste, che cova all’ombra dell’esperimento giacobino ma di cui è consigliabile non parlare.


Eppure, il rancore lascia tracce. Meglio: cinguettii. Qualche giorno fa hanno fatto discutere i tweet di un sedicente sorvegliante scolastico, che ha scritto, parlando degli sfortunati alunni bianchi di cui egli dovrebbe avere cura: “Godo nel punirli, ahahah. E favorisco neri e meticci. Se un bianco litiga con un nero, io non li punisco entrambi. Il bianco deve chiedere scusa e viene messo in castigo. Il nero può andare a giocare”. Dopo lo scandalo, il profilo è scomparso, non senza lasciare comunque tracce.

Quando aprirono le scuole, del resto, il collettivo identitario Projet Apache – la scelta del nome è significativa – raccolse un bel po’ di tweet di studenti che, lontano da ogni linguaggio edulcorato, esprimevano una realtà occultata che prepotentemente si fa largo: quella dell’odio anti-francese. Anti-europeo. Anti-bianco. Non c’è molta differenza fra queste sfumature agli occhi dei giovani beur, i “nuovi francesi” di estrazione nordafricana, che fanno poco caso alle sottigliezze del politicamente corretto e parlano tranquillamente il linguaggio schietto e carnale che i loro padrini politici interdicono a tutti gli altri.

manif_cpe1 E nei trend di quei giorni salivano parole come “babtou” o “gwér”. La prima viene dall’arabo “toubab”, trasformato in “babtou” dal verlan, lo slang delle periferie in cui si usa invertire le parti delle parole. Un sito specializzato sui gerghi giovanili spiega che è il modo in cui i neri chiamano i bianchi ma il termine “non ha nulla di razzista”, è solo un po’ ironico, ma si tratta di una presa in giro che “torna al mittente” in quanto si tratterebbe di una risposta a definizioni come “negro” o “black”. Una spiegazione non così rassicurante, a ben vedere. L’etimologia del secondo termine è più incerta, forse c’entra ancora l’arabo. Entrambi i termini, nelle banlieue, indicano i francesi o, come viene detto efficacemente in un forum, i “gaulois”, i Galli. Una componente etnica che i giovani maghrebini sembrano guardare con un misto di derisione e rabbia. Twitter ne reca appunto testimonianza.

“Bianchi dappertutto, divento pazzo!”, si lamenta Beur a Kerhla. “Sporco bianco, vai a mangiare maiale e resta nel tuo quartiere, qui pepnessuno ti vuole”, rincara la dose Meliaa. “Rientro a scuola alle 14… Non ho proprio voglia di rivedere tutti questi bianchi”, sbuffa Halalisatorex. Algerihaine si dichiara “fiera di non essere bianca” mentre MS93 spera “di non capitare in una classe di bianchi”. Ciò che è caratteristico di questo hatespeech sotterraneo è il fatto che è ormai del tutto privo di vittimismo. Il bianco dismette i panni del colonizzatore spietato e appare ora come una figura ridicola, da compatire, da irridere. “Non potrei mai uscire con un bianco puro puro, sono troooppo fragili”, sentenzia Mon Teton Est Grippé, mentre President Carter sghignazza: “I bianchi amano troppo tatuarsi frasi come ‘mai perdere la speranza’, ma sono i primi a suicidarsi sotto un treno per un nonnulla”. Pyromane Et Fils, poi, esorta: “Guarda un bianco finché lui non abbassa lo sguardo!”.

saleProjet Apache segnalò polemicamente i tweet al solitamente iperattivo Sos Racisme. Nessuna risposta. L’associazione antirazzista, emanazione del Partito socialista, non ha mai accettato l’espressione “razzismo antibianco”, un passo che invece è stato compiuto dalla Licra (la Ligue internationale contre le racisme et l’antisémitisme), presentatasi come parte civile in un processo a carico di un maghrebino accusato di aver aggredito un uomo nel métro e di averlo insultato: “Sporco bianco, sporco francese”. La Lega dei Diritti dell’uomo, invece, è rimasta ferma sulle sue posizioni: per il presidente Pierre Tartakowsky la scelta della Licra “è un errore tattico, banalizzerà l’idea che tutti sono razzisti. Il razzismo anti-bianco non esiste”.

 

E “Cronaca di un odio che non esiste” è proprio il sottotitolo polemico di Sale Blanc! (Sporco bianco!), il saggio di Gérald Pichon uscito qualche mese fa in Francia con l’intento di guardare in faccia, dati alla mano, la faccia nascosta della République. Dovesse girare oggi un remake di La Haine, Mathieu Kassovitz avrebbe molto da cambiare nella sceneggiatura.

 

Giuliano Lebelli

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