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Prima posa del gasdotto “Power of Siberia” nel tratto cinese

Mosca, 30 giu – Rapporti russo-cinesi: tre notizie in un solo giorno, tutte dello stesso segno. Un lunedì 29 giugno destinato a lasciare traccia nella storia.

La prima: la Cina inizia la costruzione del gasdotto “Power of Siberia”, in grado di trasferire annualmente 38 miliardi di metri cubi dai giacimenti siberiani della Russia al gigantesco consumatore cinese. Lungo 4.500 km, dalla Siberia a Shanghai, con il suo costo di 55 miliardi di dollari, si tratta della più grande infrastruttura del mondo. La Russia, dal canto suo, ne iniziò la costruzione sul proprio territorio lo scorso anno, subito dopo la sottoscrizione del mega-accordo per 400 miliardi di dollari nel maggio 2014. Il flusso di metano lungo la “via orientale” inizierà intorno alla fine del 2017. Il premier russo Dmitry Medvedev, intervenendo alla cerimonia inaugurale dei lavori cinesi, ha aggiunto che la realizzazione di un ulteriore gasdotto, detto “Power of Siberia 2”, o “via occidentale”, sarà presto avviata, appena concluso il nuovo accordo per altri 30 miliardi di metri cubi all’anno destinati a Pechino. Tutti gli investimenti e il commercio di gas, tra l’altro, eseguiti nelle valute nazionali.

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Mega complesso lattiero-caseario in territorio misto russo-cinese

Considerando che la Federazione Russa è in grado di esportare annualmente poco meno di 200 miliardi di metri cubi di gas naturale (senza segnali di aumento negli ultimi dieci anni), che 150 di questi sono attualmente conferiti all’Europa (41% del totale delle importazioni), di cui 39 alla Germania, 27 alla Turchia e 21 all’Italia, che la produzione interna europea è in declino, indirizzare alla Cina ben 68 miliardi di metri cubi all’anno renderà necessariamente la coperta molto più corta, sottraendo all’Europa per decine di miliardi di metri cubi all’anno. A meno che questa semplice aritmetica non sia smentita dalla scoperta, in pochi anni, di altri giacimenti importanti in grado di sostenere e incrementare la produzione.

La seconda notizia: Cina e Russia iniziano la costruzione di una gigantesca produzione congiunta lattiero-casearia, con almeno 100 mila vacche da latte foraggiate su una superficie di 100 mila ettari distribuiti tra i due paesi e prodotti destinati al mercato russo, così come agli stessi consumatori saranno destinati i prodotti agricoli che un grande complesso agricolo cinese prevede di sviluppare direttamente su centinaia di migliaia di ettari in territorio russo, “affittati” per i prossimi 50 anni. Un “piano B” tempestivo e in grande stile, a fronte dell’embargo proclamato dalle autorità del Cremlino in risposta alle ultime sanzioni europee contro Mosca.

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Cerimonia della firma degli articoli dell’accordo della Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), 29 giugno 2015, a Pechino

 

La terza notizia: la Russia è diventata il terzo azionista della mega-banca Aiib a guida cinese, con il 5,92% dei voti (e il 7,5% delle azioni) contro il 20,06% di Pechino e il 7,5% dell’India, guadagnandosi un posto nel “board” della banca e quindi un potere di controllo sulle strategie e gli investimenti infrastrutturali. La Aiib, si ricorderà, si pone quale naturale competitore della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, insieme alla costituenda Banca dei Brics prevista per fine anno. Con quote molto inferiori partecipano alla Aiib anche alcuni paesi europei tra cui Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia.

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Il Segretario alla Difesa statunitense Ashton Carter all’ultimo summit dei ministri della difesa della Nato, Bruxelles 25 giugno 2015

Sull’altro versante, invece, oltre al ricordato rinnovo delle sanzioni americane ed europee contro il Cremlino, è da registrare la caparbia attuazione della “dottrina Wolfowitz”, perseguita anche all’ultimo summit dei ministri della difesa della Nato, concluso senza troppi clamori lo scorso 25 giugno a Bruxelles, il secondo punto della cui dichiarazione congiunta finale merita una lettura integrale: “… la Russia sta minacciando la sicurezza Euro-Atlantica attraverso l’azione militare, la coercizione e l’intimidazione dei suoi vicini. Continuiamo a essere preoccupati rispetto alle azioni aggressive della Russia, che abbiamo discusso anche in un meeting con il nostro collega ucraino, il ministro Poltorak, per cui riaffermiamo il nostro forte impegno per una Ucraina indipendente, pacifica e prospera e il nostro fermo supporto alla sua integrità territoriale, entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti [quindi, inclusa la Crimea, ndr]. Siamo anche preoccupati rispetto alla crescente instabilità regionale al nostro Sud causata da una combinazione di diverse sfide e minacce, inclusa la minaccia posta da Isil/Daesh [denominazioni dello Stato Islamico, ndr]. Al fine di affrontare tutte queste sfide all’est e al sud, la Nato continua a fornire un approccio a 360 gradi per la deterrenza di queste minacce e, se necessario, [è pronta] a difendere gli Alleati contro qualsiasi avversario”.

Chiaro l’ordine delle priorità della Nato, cioè degli Usa? E mentre l’Europa scappa sotto le ali protettrici di Washington, la Cina si espande a sue spese.

Francesco Meneguzzo

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