Roma, 16 dic – Ci siamo! Oggi finalmente è il 16 dicembre, fatidico giorno della prima dell’episodio VII di Star Wars, Il Risveglio della Forza, l’inizio della nuova trilogia. Avremo fan in visibilio, file chilometriche ai botteghini, orde di cosplay più o meno fatti bene – da chi avrà speso centinaia di euro per vestirsi come Darth Vader o Chewbecca a chi andrà in giro semplicemente con un accappatoio marrone e lampada al neon – giornalisti pronti a recensire il film e a raccontare l’evento. Eppure c’è chi non ama la saga di Star Wars. Incompatibilità con la fantascienza? Idiosincrasia per le saghe fantasy? Semplice sindrome da bastian contrario? Sicuramente ci sono persone affette da questi mali purtroppo incurabili, ma c’è anche chi soffre di una sindrome ben più subdola e ferale. “Odio Star Wars perché è razzista, d’altronde Darth Vader è un ragazzo di colore”.
No, non è uno scherzo. Né sarcasmo fatto per ridicolizzare i paladini del politically correct. È una dichiarazione vera, seria – oddio, almeno nelle intenzioni… – fatta da Melissa Harris Perry, 
Finalmente, perché prima proprio non se ne poteva più di un film maschilista e razzista con soli eroi uomini e bianchi, come la principessa Leila o Lando Carlissian! Per non parlare della stereotipizzazione degli alieni fatta da Lucas, con chiari riferimenti razziali. Sempre Melissa Harris Perry infatti ricorda quando, traumatizzata, da piccola aveva tutte Barbi afro-americane che non voleva far sposare con Ken e che quindi faceva sposare a Chewbecca. Sì sì, avete sentito bene, Chewbecca, il gigante grosso, peloso e animalesco. Nelle intenzioni di Melissa questo dovrebbe far capire che Lucas ha stereotipato il Wookie per farlo sembrare un “nero” e che così è stato colto dal pubblico. Ma ovviamente il razzista è Lucas, non certo lei che racconta il suo dramma per il fatto che non ha mai voluto accoppiare le bambole di colore con quella del maschio bianco. Né lei stessa che di fatto ha detto che presentare in tv uno scimmione grosso, peloso e animalesco è un chiaro riferimento all’etnia afro-americana. Ci dispiace che la povera Melissa ora sia oggetto di dileggio e ironia in tutti i social americani. Ci dispiace, perché in un “paese normale” come il nostro sarebbe già stata candidata e chissà, magari ora sarebbe europarlamentare. O addirittura presidente(ssa) della Camera.
Carlomanno Adinolfi