Torino, 19 set – Si può affermare con una certa dose di sdegno che i 7 operai periti nel rogo del 6 dicembre 2007 alla ThyssenKrupp di Torino siano morti per la seconda volta: prima nel fuoco, nella tragedia del lavoro più grande degli ultimi decenni, poi per mano della Suprema Corte di Cassazione, tanto ligia a far osservare i divieti su leggi ormai obsolete o a disquisire sulla legittimità o meno di un saluto e tanto indegna nel formulare le motivazioni che in Appello hanno ridotto le pene per i dirigenti dell’acciaieria torinese.

Il processo che aveva messo in vetrina, per una volta positiva, la giustizia italiana, a questo punto si rivela davvero un processo italiano: nessun colpevole, nessuna negligenza, nessuna responsabilità. I sette operai, le loro famiglie, noi tutti, non meritiamo giustizia, non meritiamo che qualcuno paghi. Come affermato dalla mamma di Roberto Scola, 32 anni, che lasciò due bimbi piccoli “L’Italia non c’è più in nulla. Non c’è più nel lavoro, politica, società civile. E non c’è più neppure la legge. Cos’è, hanno comprato pure i giudici? Hanno corrotto tutti?”
In fondo ce la cerchiamo. E ce la meritiamo. Vero, Suprema Corte?
Gaetano Saraniti
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