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Diritto d’asilo nel Regno Unito: la BBC svela il mercato delle false richieste LGBT

by La Redazione
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Roma, 15 apr – L’inchiesta sotto copertura realizzata dalla BBC e rilanciata nelle ultime ore apre uno squarcio su un punto particolarmente delicato del sistema d’asilo britannico: la trasformazione di una tutela pensata per persone realmente perseguitate in un terreno di intermediazione fraudolenta, costruzione di prove e sfruttamento economico dei migranti. Secondo quanto emerso, alcuni consulenti e operatori dell’immigrazione avrebbero chiesto migliaia di sterline a cittadini pakistani e bengalesi con visto in scadenza, offrendo loro un percorso artificiale per presentarsi come omosessuali e ottenere protezione internazionale nel Regno Unito. I dettagli riportati convergono su uno schema preciso: narrazioni prefabbricate, istruzioni su come rendersi credibili, reperimento di lettere di supporto, fotografie, certificazioni mediche e perfino la simulazione di relazioni omosessuali pregresse.

Un’inchiesta della BBC smaschera un sistema fraudolento

Il punto da cui partire, però, è un altro: la notizia non va letta come una semplice cronaca di costume o come l’ennesimo caso di malaffare legato all’immigrazione. Quello che emerge è piuttosto l’esistenza di un piccolo mercato parallelo che si innesta dentro una procedura legale reale. Nel sistema britannico, infatti, l’asilo può essere riconosciuto a chi non può tornare in sicurezza nel proprio Paese per timore di persecuzione, anche quando questa persecuzione sia legata all’appartenenza a un particolare gruppo sociale. Nella prassi del Regno Unito rientrano in questo quadro anche le richieste fondate sull’orientamento sessuale. Non si tratta dunque di una scorciatoia inventata dai mediatori, ma di una tutela prevista dall’ordinamento, che alcuni soggetti avrebbero imparato a usare in modo fraudolento.

È proprio questa distinzione a rendere il caso più serio. Se la procedura fosse priva di base giuridica, la vicenda si esaurirebbe in un banale tentativo di aggirare i controlli. Qui invece il meccanismo è più sofisticato: si prende una forma di protezione esistente, costruita per casi autentici di rischio, e la si piega a uso strumentale attraverso una filiera di consulenza che avrebbe imparato a produrre credibilità amministrativa. L’elemento decisivo non è allora soltanto la menzogna del singolo richiedente, ma il fatto che qualcuno offra a pagamento il confezionamento dell’intera domanda. L’inchiesta riferisce di somme che arriverebbero fino a 7.000 sterline e di figure che avrebbero rivendicato anni di esperienza nel predisporre richieste di questo tipo, con indicazioni che andrebbero dalla costruzione del racconto personale fino alla simulazione di stati depressivi o di condizioni cliniche utili a rafforzare il fascicolo.

Un sistema dipendente dalle biografie e non dai fatti

Il quadro diventa ancora più comprensibile se si osserva la situazione dei Paesi d’origine citati nell’inchiesta. Il Regno Unito, nelle proprie note-paese, riconosce che in Pakistan gli atti omosessuali consensuali tra uomini sono criminalizzati e che il contesto sociale e giuridico può esporre le persone LGBT a un rischio concreto. Per il Bangladesh il quadro non è molto diverso: la Section 377 del codice penale continua a criminalizzare l’attività sessuale tra uomini, e le stesse valutazioni ufficiali britanniche parlano di un clima di paura, molestie e repressione. In altri termini, il presupposto materiale che rende credibile una domanda d’asilo di questo tipo esiste davvero. Ed è proprio questa realtà, tragica per chi la subisce realmente, a offrire spazio a chi decide di trasformarla in una copertura.

Per capire la portata politica della vicenda bisogna allora uscire sia dal moralismo sia dalla semplificazione. Il problema non è mettere in discussione in blocco la protezione per chi è perseguitato a causa del proprio orientamento sessuale. Sarebbe una conclusione rozza e anche giuridicamente sbagliata. Il punto è un altro: ogni sistema che deve decidere sulla base di racconti biografici, indizi, coerenza narrativa e documentazione di supporto diventa inevitabilmente vulnerabile quando intorno si forma un’industria della fabbricazione del profilo. In questo senso, l’inchiesta BBC tocca un nervo scoperto dei regimi d’asilo contemporanei: più una procedura è fondata sulla verifica di esperienze intime, difficili da dimostrare in modo oggettivo, più aumenta lo spazio per l’intermediazione opaca, l’addestramento del richiedente e la costruzione artificiale delle prove.

Il sistema d’asilo britannico è troppo esposto

I numeri ufficiali aiutano a dare proporzione al fenomeno senza deformarlo. Secondo le statistiche del governo britannico, nel 2023 le domande d’asilo in cui l’orientamento sessuale figurava come parte della richiesta sono state 1.377, pari a circa il 2% del totale. Nello stesso anno, le concessioni di protezione alla prima decisione per casi in cui l’orientamento sessuale era parte della domanda sono state 2.133, con un tasso di riconoscimento del 62%, vicino a quello delle domande non-LGB. Questo significa due cose insieme: da un lato, non siamo davanti al cuore quantitativo dell’intero sistema d’asilo britannico; dall’altro, non si tratta nemmeno di una nicchia irrilevante. Siamo di fronte a un segmento limitato ma concreto, che per sua natura richiede valutazioni complesse e per questo si presta più facilmente a essere manipolato.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione. Già nelle statistiche sperimentali britanniche pubblicate negli anni precedenti, Pakistan e Bangladesh figuravano tra le nazionalità con il maggior numero di richieste d’asilo nelle quali la sessualità entrava come parte della base della domanda. Quelle stesse statistiche precisavano un punto essenziale: i dati registrano ciò che il richiedente dichiara, non una “sessualità confermata” dall’amministrazione. È un chiarimento importante, perché mostra quanto il sistema stesso sappia di muoversi in un’area dove la verifica oggettiva è strutturalmente limitata. In altre parole, l’amministrazione sa già che questo tipo di fascicoli si fonda su una materia intrinsecamente difficile da accertare, e proprio per questo dovrebbe essere meno esposta a reti di facilitatori e mediatori pronti a trasformare la vulnerabilità della procedura in un servizio a pagamento.

Una falla destinata ad allargarsi

Nel frattempo, il quadro generale dell’asilo nel Regno Unito resta molto ampio. Nel 2025 oltre 100 mila persone hanno presentato domanda d’asilo nel Paese, un livello ancora più che doppio rispetto al 2019. Questo dato non prova nulla, da solo, sul peso specifico delle false richieste fondate sull’orientamento sessuale, ma aiuta a capire perché ogni falla procedurale assuma immediatamente una rilevanza politica. Quando il volume complessivo delle domande è elevato, anche una pratica minoritaria può diventare significativa se rivela l’esistenza di canali organizzati di abuso. La questione, dunque, non è soltanto morale o giudiziaria: riguarda la tenuta amministrativa di un sistema che deve distinguere il caso autentico da quello costruito, in un contesto di pressione numerica, tempi lunghi e forte esposizione politica.

Il commento del ministero dell’Interno britannico, che promette “la piena forza della legge” contro chi sfrutta il sistema, è la risposta obbligata sul piano pubblico. Ma il punto vero sta più a monte. Se l’inchiesta è corretta, non siamo davanti soltanto a singoli migranti che mentono, bensì a un ambiente professionale o semiprofessionale che avrebbe imparato a monetizzare le debolezze del sistema. E questo cambia la prospettiva. Perché un conto è intercettare il falso individuale, un altro è smontare una filiera che produce racconti standardizzati, suggerisce prove, orienta il comportamento del richiedente e sfrutta la difficoltà dello Stato nel confutare in modo netto una vicenda personale presentata come persecuzione.

La BBC porta alla luce un sistema opaco che ci riguarda tutti

La lezione politica che si può trarre da questa vicenda è più sobria di quanto suggeriscano certi titoli, ma anche più solida. Non dimostra che le richieste d’asilo fondate sull’orientamento sessuale siano in larga parte false. Non dimostra nemmeno che la protezione per le persone LGBT perseguitate sia un errore. Mostra però qualcosa di più preciso: quando un diritto di protezione si fonda su elementi biografici difficilmente verificabili e si inserisce in un sistema sotto pressione, si crea uno spazio concreto per pratiche di intermediazione fraudolenta. L’inchiesta BBC, se confermata fino in fondo nei suoi esiti giudiziari e disciplinari, non obbliga dunque a negare il principio della protezione, ma impone di prendere sul serio il problema della sua strumentalizzazione organizzata.

Il caso britannico, in questo senso, non riguarda solo il Regno Unito. Riguarda tutti i sistemi europei che hanno costruito procedure d’asilo sempre più dipendenti dalla valutazione della storia individuale e sempre più esposti, proprio per questo, alla produzione artificiale di storie credibili. Dove esiste una tutela legittima, esiste anche la possibilità che qualcuno provi a trasformarla in una via surrettizia di permanenza. La questione politica seria non è negarlo né gridare allo scandalo in modo meccanico. È capire come difendere insieme due cose che spesso vengono contrapposte: la protezione di chi è realmente perseguitato e la capacità dello Stato di riconoscere, isolare e punire l’abuso organizzato della procedura.

Vincenzo Monti

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