“Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché l’Arsenal fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l’Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo… Ok, va bene tutto! Ma… non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro nella testa… E poi il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c’è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi”.
Febbre a 90’ – Fever Pitch
Roma, 23 mag – Se sei un vero tifoso di calcio è molto probabile che tu ti sia riconosciuto nella citazione ivi postata, tratta dal capolavoro letterario datato 1992 di Nick Hornby Febbre a 90’ (Fever Pitch in originale), nel quale l’autore racconta la sua vita in parallelo con la sua passione di tifoso dell’Arsenal. Dal libro poi nel 1997 venne tratto l’omonimo ottimo film, diretto da David Evans ed interpretato dal futuro premio Oscar Colin Firth.
Ventidue anni dopo
E proprio questa settimana l’Arsenal, allenato da Mikel Arteta, è tornato a vincere la Premier League a distanza di ventidue anni dal precedente titolo, portando a casa il quattordicesimo alloro nazionale. E in attesa di provare a conquistare contro il Paris Saint-Germain la sua prima Champions League, nella finale di Budapest del prossimo 30 maggio.
L’Arsenal, fondato nel 1886 da un gruppo di operai del Royal Arsenal (una fabbrica di manifatture militari) come Dial Square, fu presto rinominato Royal Arsenal e nel 1891 Woolwich Arsenal. La collocazione nella zona sud est di Londra però non favoriva l’afflusso di tifosi allo stadio, tanto da arrivare al fallimento nel 1910. Il nuovo proprietario quindi decise nel 1913 di trasferirsi nel nord di Londra per disputare le gare interne nel nuovo Arsenal Stadium, che di lì a poco divenne conosciuto semplicemente come Highbury, dal nome della zona dove era edificato. Scomparve così il nome Woolwich ed il club divenne conosciuto per sempre come Arsenal. La nuova collocazione portò alla nascita della storica rivalità con il Tottenham Hotspur, che si trovò improvvisamente dei nuovi ingombranti vicini di casa in quel di Londra Nord.
Il cannone (e lo stadio) dell’Arsenal
Da allora la squadra è diventata una delle più seguite d’Inghilterra ed un marchio ben riconoscibile nel mondo del calcio, grazie anche alla sua iconica divisa bianca e rossa ed al soprannome Gunners, derivante dal logo societario raffigurante un cannone, a ricordare la fabbrica da cui tutto ebbe origine.
Inoltre lo stadio di Highbury ha sempre rappresentato un posto iconico per i tifosi di calcio. Italiani compresi, visto che nell’immaginario collettivo resta scolpita la cosiddetta “Battaglia di Highbury” del 14 novembre 1934. Ovvero quando la nazionale azzurra guidata da Vittorio Pozzo uscì sconfitta per 3-2 dai Maestri inglesi, ma conquistandosi un posto nell’Olimpo mondiale del calcio. Un’impresa che venne celebrata con una canzone anche dal nostrano gruppo ska degli Strike. Purtroppo Highbury venne demolito nel 2006 (al suo posto una serie di condomini, che almeno ne ricalcano la struttura), per lasciar posto al più capiente e moderno Emirates Stadium, che, se non altro, ha il pregio di sorgere a poche centinaia di metri dal suo predecessore, lasciando così inalterate le abitudini pre partita dei tifosi, che, come si sa, sono sacre.
La “Battaglia di Copenhagen”
A livello hooliganistico l’Arsenal non ha mai avuto il fascino di altre compagini cittadine come Chelsea, Millwall e West Ham. Ma la sua firm storica, conosciuta con il nome di The Herd, si è comunque fatta rispettare sia in Inghilterra che in Europa. Non possiamo non ricordare gli scontri a Parigi con i Boulogne Boys del PSG nel 1994. O la campale “Battaglia di Copenhagen” del 2000 con i tifosi turchi del Galatasaray. Nel 1989 Colin Ward scrisse Steaming in, raccontando la sua esperienza di hooligan al seguito dell’Arsenal. Il suo testo è considerato uno dei precursori del filone.
Concludiamo la meritata celebrazione dei Gunners con qualche curiosità. L’inno ufficiale dal 2022 è The Angel (North London Forever), cantato da Louis Dunford. La fermata di riferimento della metropolitana si chiama proprio Arsenal, unico caso di fermata dedicata ad un club calcistico. Numerosi sono i tifosi celebri del club, tra i quali non possiamo non citare John Lydon dei Sex Pistols, Roger Daltrey degli Who, Mick Jagger dei Rolling Stones, Roger Waters dei Pink Floyd, gli attori Kevin Costner e Danny DeVito ed il famigerato rapinatore Ronnie Biggs, del quale ci siamo occupati la scorsa settimana.
Naturalmente la squadra è molto seguita anche in Italia. Da queste parti il club ufficiale è conosciuto come Italian Gooners, che abbiamo avuto modo di intervistare tempo fa.
Roberto Johnny Bresso