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Ascesa e caduta di Peaky Blinders

by Roberto Johnny Bresso
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“Il passato non è un mio problema. E il futuro non è una delle mie preoccupazioni”.

Roma, 6 giu – Questa celebre frase di Thomas Shelby riassume in maniera quasi profetica l’evoluzione dell’acclamata serie tv BBC Peaky Blinders. I produttori hanno sfornato un’idea geniale, probabilmente nemmeno aspettandosi un simile clamoroso successo. Non preoccupandosi troppo su come avrebbero dovuto gestire il futuro della stessa.

Il successo della prima stagione

Se dal 2013 non avete vissuto su Marte, immaginiamo che sappiate di cosa si stia parlando. Lo sceneggiatore e regista britannico Steven Knight parte prendendo spunto da una banda di criminali attiva a Birmingham dal 1880 agli anni Venti del Novecento per crearne una vicenda originale. La storia ha inizio nel 1919 nel quartiere di Small Heath, dove spadroneggia la gang, per metà di origine zingara, dei Peaky Blinders (così chiamata dall’usanza di nascondere lamette all’interno dei loro cappelli). Al vertice risiede il secondo genito Thomas Shelby. È un reduce della prima guerra mondiale, ritornato con enormi traumi ed un grande senso di rivalsa nei confronti del mondo intero.

La prima stagione ha un successo dirompente, dovuto alla grande abilità di scrittura di Knight, al carismatico personaggio di Thomas (un immenso Cillian Murphy), un perfetto antieroe per il quale viene istantaneamente naturale fare il tifo, una serie di comprimari di grande impatto (pensiamo al fratello Arthur, alla zia Polly, all’amico rivale Alfie Solomons ed al perfido ispettore Campbell), un’ambientazione affascinante per chi ami il mondo inglese, con al centro il pub The Garrison, di proprietà della gang, un look affascinante nel vestire ed una colonna sonora moderna di grande impatto, a partire dalla canzone della sigla Red Right Hand, di Nick Cave and the Bad Seeds.

Il successo e il declino di Peaky Blinders

Non è certo una novità di cinema e tv che si finisca naturalmente per tifare i cattivi, basti pensare ai film di Martin Scorsese, ma il personaggio di Tommy Shelby è talmente complesso e tormentato che è difficile definirlo semplicemente come un villain. Murphy si porta sulle spalle tutta la serie e, se all’inizio è un bene, con il passare delle stagioni finisce un po’ troppo per fagocitare gli altri personaggi, che iniziano a perdere un po’ di profondità, tanto che alcuni attori abbandonano la serie per cercare fortuna altrove.

Resta comunque un’opera presso che perfetta fino alla quarta stagione, portando ogni volta nuovi interessanti nemici e nuove storie. Poi il successo diventa troppo travolgente e Peaky Blinders diviene un marchio che produce troppi soldi e quindi non può essere interrotto. Ahinoi con la quinta stagione viene introdotto il tema del fascismo e con esso il personaggio reale di Sir Oswald Mosley, naturalmente descritto come la personificazione del diavolo stesso. Thomas Shelby, improvvisamente, si trova interessato alle vicende politiche. La quinta stagione, al di là delle forzature ideologiche, è oggettivamente orrenda, mentre la sesta si salva almeno in parte grazie allo scontro finale tra il capofamiglia ed il cugino che insidia il di lui trono. Dando tutto sommato una degna conclusione a quella che resterà comunque una serie seminale che merita assolutamente di essere vista e rivista.

Il lungometraggio

Nel 2022 aveva così termine la saga dei Peaky Blinders. Nella società attuale però, è oggettivamente difficile uccidere la gallina dalle uova d’oro. Quindi a marzo di quest’anno è uscito, con grande battage pubblicitario, il lungometraggio Peaky Blinders: The Immortal Man. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, è un’opera a dir poco tremenda, senza davvero né capo né coda. Anche perché, ad eccezione di Thomas, spariscono quasi tutti i personaggi che abbiamo amato nel corso degli anni, a partire dal fratello Arthur. Purtroppo, l’attore Paul Anderson era caduto in un vortice di dipendenze tali da non renderlo in grado di recitare. L’unica scena davvero commovente è quella finale (sì, perdonatemi ma ve lo spoilero), vale a dire la morte di Tommy: sarebbe dovuta avvenire nella sesta stagione, non fossero subentrate ragioni economiche. Ovviamente il film non è servito ad altro che a lanciare il personaggio del figlio Duke come nuovo capo famiglia, in vista delle due prossime stagioni già in fase di realizzazione, che saranno ambientate a partire dal 1953.

Concludiamo con alcune curiosità. Il successo della serie ha prodotto anche due videogiochi. E, ovviamente, non poteva non avere ripercussioni anche calcistiche sulla città di Birmingham. La gang da cui prende spunto la serie era tifosa del Birmingham City, quindi la società stessa ha realizzato una maglia dedicata alla serie. Anche i rivali dell’Aston Villa comunque non volevano essere da mano. Hanno quindi realizzato un murale raffigurante Thomas Shelby all’esterno del Villa Park.

Roberto Johnny Bresso

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