Tra bias ed errori dell’IA, gli italiani si rivolgono ancora ad esperti e portali specializzati
L’intelligenza artificiale sta invadendo la nostra vita, soprattutto perché ricorriamo ad essa per cercare informazioni o realizzare contenuti, ma gli italiani ricorrono anche ad altri strumenti perché la fiducia in essa non è al massimo.
Sì all’IA, ma con il beneficio del dubbio
L’indagine condotta da Euroconsumers in 9 Paesi Europei restituisce un quadro del rapporto che stiamo costruendo con l’IA non propriamente idilliaco. Solo un italiano su tre si sente competente in materia di IA, nonostante l’utilizzo massiccio di questa nuova tecnologia. Le ritrosie aumentano in relazione alla consapevolezza che si tratti di uno strumento che può fornire contenuti fuorvianti, proprio a causa dei bias connaturati negli algoritmi.
Dunque, se è vero che il 48% degli italiani ha usato l’IA nel 2025, lo è altrettanto che più della metà di questi ritiene che le risposte fornite non siano attendibili, in quanto completamente errate o imprecise. Secondo le ultime statistiche, dunque, la preoccupazione per i rischi collegati al suo utilizzo sarebbe nettamente superiore alla prospettiva dei benefici che ne deriverebbero.
Dallo scetticismo verso l’IA alla consultazione di più fonti
Va da sé che paradossalmente il ricorso costante all’IA abbia incentivato la propensione a vagliare altre fonti, per avvalorare o smentire quanto proposto da quest’ultima. Molti cittadini non si accontentano più delle risposte sintetiche e immediate delle chatbots. Preferiscono, anzi, investire più tempo nella ricerca, soprattutto per reperire informazioni che riguardano temi importanti: gestione finanziaria, acquisti su piattaforme online, sicurezza dei propri dati.
In ambito finanziario l’AI viene consultata per riassumere sistemi complessi, ma mai per effettuare scelte di investimento. Si preferisce in questo caso affidare la comprensione dei rischi ad una consulenza con un esperto in materia.
Lo studio delle fonti o la ricerca di bollini istituzionali è una pratica sempre più diffusa anche in rete. Pensiamo a chi acquista da e-commerce, o a chi investe parte del proprio budget nei servizi di intrattenimento digitale: in entrambi i casi si è sviluppata l’abitudine a controllare dati societari, recensioni e tutele legali.
Questo approccio prudente è evidente soprattutto nel settore del gaming online, dove il passaggio fondamentale prima di giocare è l’approfondimento sui siti specializzati. Gli utenti prediligono, ad esempio, i portali che offrono delle guide chiare per individuare le slot machine certificate, perché oltre a mettere a confronto i giochi, analizzano gli standard di sicurezza e verificano la presenza di licenze ufficiali dello Stato.
In sintesi, il nostro Paese non è esente dal fascino dell’IA, ma allo stesso tempo preserva uno spirito critico che mette in discussione la presunta perfezione degli algoritmi per difendere portafoglio e dati personali.