Home » Censura e i tentativi di boicottaggio, le uniche armi rimaste alla sinistra per non scomparire

Censura e i tentativi di boicottaggio, le uniche armi rimaste alla sinistra per non scomparire

by Francesca Totolo
0 commento
Censura

Roma, 17 giu – Ormai il patentino antifascista è rimasta l’unica arma che la sinistra utilizza per non scomparire dalla circolazione. Dalla richiesta dei passi carrai alle rassegne librarie, passando per l’utilizzo delle sale comunali, la firma dell’autocertificazione in merito all’adesione ai valori antifascisti è richiesta come requisito fondamentale.

Mentre i partiti della sinistra perdono consensi, elettori e identità, l’unico strumento che resta loro per rimanere rilevanti è imporre la censura a chi ha una posizione differente. Non più idee, non più proposte politiche, ma una dichiarazione di lealtà ideologica da firmare per accedere a spazi pubblici, fiere culturali e perfino per mettere un cartello davanti al cancello di casa. Il bollino antifascista è un filtro politico mascherato da difesa della Costituzione. Peraltro, tale Carta non impone di dichiararsi antifascisti. Vieta solamente, come sancito nella XII Disposizione transitoria e finale, “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito Fascista”. Infatti, nel 1948, diversi ex gerarchi fascisti furono pure eletti in Parlamento.

Il “laboratorio” di Parma

Il meccanismo è semplice e ripetitivo. Un’amministrazione di centrosinistra approva una delibera o modifica un regolamento. Per l’occupazione del suolo pubblico, l’utilizzo delle sale civiche e chiedere un passo carraio, non bisogna solo dichiarare di “riconoscersi nei principi della Costituzione” ma è necessario anche certificare di essere antifascisti. Chi non firma resta fuori.

Il Comune di Parma del sindaco Federico Pizzarotti fu tra gli antesignani. Nel 2019, il Consiglio comunale approvò una delibera che modificò quattro regolamenti comunali. Da quel momento in poi, chi chiedeva l’uso di immobili comunali, l’occupazione di aree pubbliche per manifestazioni, contributi economici, patrocini, la gestione di impianti sportivi o la semplice concessione di un passo carraio doveva firmare una dichiarazione in cui attestava di “riconoscersi nella democrazia costituzionale, di ripudiare il fascismo e la xenofobia e di non propugnare la violenza come forma di lotta politica”.

Il bollino antifascista ha imbavagliato anche la madre di Pamela Mastropietro

Da Brescia a Milano, passando per Modena, Carpi e Firenze, il virus del bollino antifascista si è poi diffuso in diversi Comuni dem con diverse modalità. Addirittura, nella Piacenza del sindaco Katia Tarasconi, è stata ostracizzata la presentazione del mio libro “Le vite delle donne contano”. Nonostante nei moduli della sala comunale non fosse ancora presente la dichiarazione di antifascismo. Un grave episodio soprattutto perché all’evento, che poi si è svolto in una sala privata, era presente anche Alessandra Verni. La madre della 18enne Pamela Mastropietro, uccisa da un clandestino nigeriano, scrisse pure una lettera aperta alla Tarasconi ma ciò non fermò tale deriva censoria.

L’ultimo in ordine di tempo a imporre la clausola antifascista è stato il Comune di Verona del sindaco Damiano Tommasi. Approvata inizialmente solo per gli spazi pubblici, è stata poi estesa anche ai moduli per i passi carrai. Dopo le polemiche, l’amministrazione ha dovuto ammettere che tale ampliamento fosse una stortura burocratica, promettendo di correggerla.

L’obiettivo dichiarato è impedire ai “fascisti” l’utilizzo degli spazi pubblici. Nella pratica, diventa un’arma per tenere lontani chiunque non si riconosca nell’ortodossia progressista. Basta essere contrari all’immigrazione di massa e alle follie woke per rischiare di essere etichettati come incompatibili con i “valori antifascisti”.

La censura di “Più libri più liberi”

Il caso più recente e rivelatore arriva dalla cultura. Per partecipare alla prossima fiera “Più libri più liberi di Roma, gli editori dovranno firmare una dichiarazione in cui si riconoscono nei “valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione”, ripudiando il fascismo e impegnandosi a non esporre materiali che facciano apologia o incitino all’odio.

Sulla vicenda, è intervenuta anche la presidente Giorgia Meloni: “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra. Ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”. La risposta degli organizzatori è stata la solita: è solo rispetto della Costituzione. In realtà, è un modo per tenere fuori case editrici scomode, come già accaduto in passato agli editori non conformi. Non dimentichiamo l’esclusione di Altaforte Edizioni dal “Salone del Libro” di Torino. L’allora presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino aveva dichiarato esplicitamente: “È una scelta politica di cui ci assumiamo tutta la responsabilità. Non potevamo permettere che certe ideologie entrassero in un Salone fortemente orientato ai temi dell’antifascismo”. In altre parole, se non aderisci alla brigata antifascista, sei un cittadino di serie B a cui vengono negati i diritti sanciti dall’articolo 21 della Costituzione italiana.

Marco Scatarzi, editore di Passaggio al Bosco, ha già dichiarato che si rifiuterà di sottoscrivere il patentino antifascista di “Più libri più liberi”: “Non ci troviamo più nel campo politico, ma in quello della psicanalisi”. Scatarzi ha anche evidenziato di non accettare tribunali morali e ideologici di alcun tipo.

Perché questa ossessione dei Comuni e delle rassegne librarie? Perché l’antifascismo è rimasto l’ultimo collante identitario di una sinistra che ormai ha perso tutto il resto. Ma la Costituzione non prevede che i cittadini debbano firmare autocertificazioni ideologiche per esercitare i diritti ordinari. Pretendere una dichiarazione di antifascismo è solo un test di lealtà politica. È burocrazia ideologica. Il paradosso è che questo meccanismo, presentato come difesa della democrazia, ne erode i fondamenti.

Francesca Totolo

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati