Roma, 6 ott – Tricolori esposti nelle scuole italiane per ricordare che «qui è Italia». È l’iniziativa realizzata questa mattina da molti studenti in risposta alla campagna «Qui nessuno è straniero», che nelle ultime settimane ha portato all’esposizione di striscioni in numerosi istituti contro le nuove disposizioni sulla composizione delle classi. La risposta scelta dagli studenti, coordinata dal Blocco Studentesco, è stata volutamente essenziale. Nessuno striscione contrapposto, nessuna nuova formula da aggiungere alla contesa: soltanto bandiere italiane esposte all’interno e all’esterno degli istituti. Verde, bianco e rosso come replica a una discussione che, secondo quanto riporta il movimento sui suoi canali social, sta andando ormai ben oltre il merito delle norme approvate dal governo e investe il significato stesso dell’appartenenza nazionale dentro la scuola.
Dai «nessuno è straniero» ai tricolori
La campagna cui risponde l’iniziativa era partita dallo striscione «Qui nessuno è straniero» comparso alla scuola Daneo di Genova, per poi essere ripreso in altri istituti e diventare in pochi giorni un simbolo della protesta contro le nuove disposizioni relative alla presenza degli studenti stranieri nelle classi. È precisamente su quel «nessuno è straniero» che il Blocco Studentesco concentra la propria critica. Per il movimento il problema non riguarda la presenza del singolo studente straniero nella scuola italiana, ma il principio secondo cui l’integrazione dovrebbe passare dalla progressiva irrilevanza dell’identità nazionale. Una concezione alla quale gli studenti contrappongono invece la scuola come luogo nel quale una comunità trasmette lingua, storia, cultura e appartenenza. Da qui la scelta di non rispondere con un nuovo slogan, ma con il simbolo nazionale stesso. «Nessuna scritta e nessun contro-slogan provocatorio: soltanto la bandiera italiana, verde, bianca e rossa», spiegano gli studenti nel comunicato diffuso dopo l’azione.
La scuola come luogo di appartenenza
Il punto politico dell’iniziativa sta proprio nella semplicità del gesto. La bandiera italiana non viene presentata come simbolo contro qualcuno, ma come affermazione di ciò che dovrebbe precedere qualsiasi discussione sull’integrazione: l’esistenza di una comunità nazionale all’interno della quale l’integrazione stessa avviene. Secondo il Blocco Studentesco, lo slogan «Qui nessuno è straniero» finisce invece per trasformare l’inclusione in qualcosa di diverso: non l’ingresso di chi proviene dall’esterno dentro una comunità capace di riconoscersi, ma la cancellazione a monte della distinzione tra chi appartiene a quella comunità e chi è chiamato progressivamente a entrarvi. È su questo terreno che la polemica smette di riguardare soltanto percentuali e composizione delle classi. Dietro la discussione sul tetto agli studenti stranieri si confrontano infatti due diverse concezioni della scuola. Da una parte quella che tende a considerarla uno spazio neutro, nel quale le differenti provenienze convivono senza che una cultura nazionale debba occupare una posizione particolare; dall’altra quella rivendicata dal Blocco Studentesco, per cui la scuola italiana non può essere separata dalla comunità nazionale che l’ha costruita e che continua a finanziarla e organizzarla.
La sinistra che vuole «Fare come in Francia»
Il richiamo all’identità nazionale arriva mentre una parte del movimento studentesco italiano legato alla sinistra guarda apertamente a quanto sta accadendo in Francia. Negli ultimi giorni oltre settecento licei francesi sono stati interessati da blocchi e disordini, con scuole danneggiate, scontri con le forze dell’ordine e migliaia di fermi; una mobilitazione nata attorno alle condizioni materiali dell’istruzione e progressivamente allargatasi ad uno scontro frontale tra seconde generazioni e autorità. In Italia, quindi, il tentnativo di replicare il paradigma è esplicito: Osa ha lanciato una «mobilitazione immediata e permanente» con la parola d’ordine «Fare come in Francia», mentre a Torino sono stati occupati diversi istituti e il movimento Seconda Generazione ha rivendicato apertamente la scelta di seguire quell’esempio, legando la protesta anche al tetto sugli studenti stranieri. È dentro questo clima che il Blocco Studentesco colloca l’esposizione dei tricolori, contrapponendo alla prospettiva indicata dai collettivi una diversa idea di scuola e di appartenenza nazionale.
«Questa è l’Italia», punto
L’azione arriva inoltre in una fase nella quale il tema dell’identità nelle scuole è tornato al centro del confronto politico, proprio mentre il dibattito sull’integrazione viene sempre più spesso trasferito dagli strumenti concreti — conoscenza della lingua, inserimento nelle classi, capacità della scuola di evitare concentrazioni e marginalizzazione — al terreno simbolico. È qui che il Blocco Studentesco ha scelto di intervenire. Non chiedendo di espellere qualcuno dalla scuola, ma contestando l’idea che per includere sia necessario rendere invisibile ciò che distingue la comunità nella quale si viene inclusi. «Chi considera problematico vedere la bandiera italiana esposta in una scuola dovrà spiegare perché», sostengono gli studenti. Una provocazione costruita, questa volta, proprio sull’assenza di provocazioni: nessuna parola d’ordine aggiuntiva, nessuna risposta speculare agli striscioni comparsi negli istituti. Soltanto il tricolore. Il messaggio con cui il movimento sintetizza l’iniziativa è altrettanto diretto: «Questa è l’Italia e gli italiani ci sono ancora».
Vincenzo Monti