
Un’analisi della “Innovation Union Scoreboard” della Commissione Ue ha evidenziato che l’Italia presenta “Risultati inferiori alla media unionale per la maggior parte degli indicatori”. Lo conferma anche il vicepresidente Antonio Tajani affermando che il nostro è un “è un paese che arranca”. Solo Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia sono sopra la media e si situano tra le regioni che tengono il passo con l’innovazione.
Le cause, secondo quanto emerso dall’analisi, sarebbero il basso numero di dottorandi extraeuropei ma soprattutto dalla scarsa collaborazione tra le pmi più innovative; gli unici punti di forza stanno nelle co-pubblicazioni scientifiche internazionali e nei disegni e modelli dell’Ue.
Ma se “per quanto riguarda i dottorandi extraeuropei, le entrate dall’estero derivanti da licenze e brevetti, le co-pubblicazioni scientifiche internazionali e i marchi” si ha invece un rallentamento della crescita di investimenti per quanto riguarda il comparto Research & Development.

A noi spettano nuovamente gli ultimi posti, nell’attesa che la classe politica esca dal suo torpore e si renda conto che ricerca ed innovazione sono l’unica speranza per risollevare un Paese che, per occupare il posto che gli spetta, deve perseguire la strada dell’eccellenza.
Cesare Dragandana