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Roma, 22 gen – Immaginiamo la scena. Ci sono Adriano Celentano, Claudia Mori e alcuni loro collaboratori in una stanza. I due coniugi iniziano la riunione: “Abbiamo un sacco di soldi da parte, ma ne vogliamo di più. Come fare?”. Le menti del Clan si arrovellano e giungono ad una conclusione: “I giovani! Il nostro target saranno i giovani!” (naturalmente loro ne sono inconsapevoli ma per “giovani” intendono già persone che erano adolescenti venti anni fa).



E cosa piace ai giovani? Qualcuno alza la mano dal fondo della stanza e timidamente dice: “I cartoni animati!“. “Genio!” esclama Celentano e il prode viene preso a pacche sulle spalle. Qualcun’altro domanda: “Chi può essere il protagonista della serie animata?” nella sala cala un silenzio imbarazzato. Celentano guarda lo sfortunato in cagnesco. “Ma lui, naturalmente” risponde Claudia Mori, un po’ rassegnata. I restanti membri del Clan accettano la decisione di buon grado ma così, per scrupolo, un improvvido chiede ancora: “E come lo chiamiamo, questo telefilm?”. “Adrian!” esclama Celentano, guardando in alto e oltre nel futuro immaginifico della tv. “Ah bè, certo, certo, Adrian” mormoreggiano gli astanti.

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Questa deve essere stata la genesi di “Adrian” e di tutto il progetto che c’è dietro: a seguire, una serie di incontri inconcludenti (reali) prima con Sky, poi Cometa Film per arrivare, infine, a Mediaset gli unici che hanno veramente creduto nel megalomane progetto di Adriano Celentano. Una serie diventata un meme ancor prima di essere messa in onda per via del volume altissimo delle sue reclàmeMilo Manara la disegna e il suo tocco da maestro viene reso robotizzato e meccanico dalla collaborazione di uno studio di animazione nientemeno che nord coreano: alcuni sfondi sembrano essere presi dalle puntate di “Pingu”.

Nella prima puntata il protagonista appare solo alla fine ma, come per la moglie Claudia Mori, è naturalmente una versione ipetrofica e giovanilista di Adriano Celentano venuto a salvarci in un futuro apocalittico – la risposta italiana ad una domanda che “Blade runner” non ha mai posto – in cui il mondo è in rovina a causa della corruzione (generica) di (generici) governanti e, soprattutto, della mancanza di rispetto per l’ambiente. Questo, il tema caro a Celentano, che non è mai uscito dal tunnel della via Gluck e al massimo si è infilato in quello di “Yuppi du”. La trama si reggerà ovviamente su un mistero, attendiamo il lieto fine, ma sappiamo già che l’eroe è in realtà un uomo di ottant’anni.

Sebbene molti abbiano gridato al flop e fiumi di parole di scherno abbiano invaso il web dopo la messa in onda della prima puntata è ancora presto per dare una recensione di questa serie. Fino ad adesso la considerazione generale è che “Adrian” è un manifesto di nonsense, la trama talmente labile e i dialoghi così criptici da essere lynchani.

Molto probabilmente è solo l’ennesima dimostrazione di quanto l’ego di Adriano Celentano abbia raggiunto le vaste proporzioni di un universo a sé e di come la sua visione folle abbia contagiato alcuni validi professionisti come Manara, Cerami e Piovani, quasi come se il capo del Clan si fosse trasformato in una sorta di Werner Herzog in salsa di pomodoro a bagno in pomeriggi troppo azzurri. La speranza è che questa follia partorisca inaspettatamente un capolavoro: perchè, altrimenti, non si spiegherebbe nemmeno perchè portare mai avanti questo progetto.

Una cosa è certa: rimanendo su questa linea, i detrattori faranno della serie “Adrian” un cult. Il trionfo dell’ego gerontocratico di uomo può effettivamente produrre qualcosa di valido? Staremo a vedere.

Ilaria Paoletti

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1 commento

  1. adrian sto par de palle ! Celenterato deve arrendersi alla sua vecchiaia di 85 anni invece di farsi fare il disegnino della sua copia giovane e piena di testosterone che non ha mai avuto nemmeno quando aveva 20 anni ! ormai sei un dinosauro , vai a giocare a bocce coi vecchi pensionati , smettila di andare in tv ,vecchiaccio !!

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