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La candidata M5s a sindaco di Roma Virginia Raggi durante la conferenza stampa nella sede dell'Associazione Stampa Estera, Roma, 25 febbraio 2016.  ANSA/ MASSIMO PERCOSSI



Roma, 6 giu – Le ha tentate tutte, Virginia Raggi, per dilapidare il forte vento in favore dei grillini che da mesi soffiava nella capitale: ha fatto proposte degne del famoso comizio di Verdone (quello in cui voleva asfaltare il Tevere), ha fatto capire di essere commissariata dal suo stesso movimento, che di lei non si è mai fidata e al quale ella stessa ha nascosto particolari del curriculum che l’avrebbero estromessa dalle candidature (vedi il praticantato allo studio Previti), ha mostrato un volto arcigno, anaffettivo, a tratti surrealmente impostato.

Eppure niente: dopo il devastante tandem Alemanno-Marino, i romani avrebbero votato chiunque pur di non premiare i due principali partiti responsabili del saccheggio di Roma. Avreebbero premiato anche il primo che passa. E l’hanno fatto, dato che votare la Raggi è esattamente votare il nulla. Malgrado l’opacità dei loro meccanismi interni, malgrado le scie chimiche e tutte le boiate che circolano nell’ambiente, i grillini continuano ad avere giganteschi sponsor: gli altri partiti. Finché qualcuno non si metterà a fare politica seriamente, questi avranno vita facile in eterno.

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Stupisce, semmai, che venga considerata una sconfitta l’approdo al ballottaggio di Giachetti: il Pd che ha espresso l’ultimo, terrificante sindaco della capitale, che si è ripresentato con un candidato improbabile, coinvolgente come un portacenere, se la giocherà al ballottaggio. Dove è difficile che riesca a convogliare forze consistenti in una sorta di union sacrée contro Virginia Raggi. Ma che il Pd sia ancora così consistentemente votato a Roma non può essere considerato una sconfitta: per quello che hanno fatto, i piddini avrebbero dovuto prendere percentuali omeopatiche. E invece sono sempre lì. Aiutati anche dalla mossa, in odore di Nazareno, con cui Berlusconi ha sostenuto Marchini. Il palazzinaro belloccio, per un certo periodo sostenuto in modo spudorato dai media, ha dimostrato per l’ennesima volta che i salotti non sono mai un buon termometro per misurare il polso della popolazione. Speriamo, se non altro, che questo personaggio ora torni da dove è venuto, per il maggior scorno di tutti i suoi grandi elettori, compresi intellettuali e personaggi in cerca d’autore della destra post-fascista.

Quanto alla Meloni, c’è poco da dire: il risultato minimo dell’accoppiata Fdi-Lega era andare al ballottaggio. Quello ottenuto è uno score dignitoso, che per qualche ora è stato appaiato a quello di Giachetti, ma questo è tutto. E, soprattutto, il tandem Meloni-Salvini non sembra essersi cementato, non pare ci sia all’orizzonte un progetto di più lunga durata. Questa esperienza elettorale, anzi, ha evidenziato più le differenze che i motivi di unione. E lo spettro di Berlusconi sembra tutt’altro che esorcizzato. Insomma, il cantiere centrodestra è ancora aperto. Solo che i lavori non procedono e c’è il rischio che resti uno di quegli ecomostri abbandonati e mai finiti.

Giorgio Nigra

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6 Commenti

  1. Bisogna trovare il modo – a destra – di estromettere definitivamente Berlusconi dalla politica. E’ lui che rovina tutto, secondo me. Da una parte è comunque ormai troppo screditato e dall’ altra la sua presenza ingombrante – unitamente al suo atteggiamento machiavellico, ambiguo – impedisce ad altre potenziali figure della destra di emergere, ed imporsi.

  2. E comunque, sono pronto a scommettere che la Raggi costituisce soltanto un palliativo. Credo che non combinerà niente di costruttivo. Servirà soltanto a posticipare la soluzione del problema. Se non sarà il suo “partito” stesso a decapitarla, ha molte probabilità di cadere, a mio avviso.

  3. I membri della giunta….i dirigenti comunali….i componenti dei CdA delle partecipate…..da dove li tirerà fuori il M5S 400-500 persone di fiducia, e possibilmente competenti, da inserire nei posti strategici per il governo della città?
    Ne vedremo delle belle. O delle brutte, per i romani.

  4. Si, si, bravissimo! un rosicatore professionista! Davvero bravo!
    Com’é che diceva Totò? Ma mi facci il piacere, mi facci…

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