Il tormentone di questi giorni di cui tutti parlano, spesso a sproposito, è quello lanciato da Giorgia Meloni chiudendo Atreju versione Natale dei conservatori: “Al Quirinale vogliamo un patriota“. Parola, quest’ultima, che ha scatenato come era prevedibile ogni tipo di attacco contro di lei, FdI, chi crede nel patriottismo e sostanzialmente contro gli italiani. Perché – ca va sans dire – la richiesta della Meloni sulla carta sarebbe il minimo sindacale. Ma stiamo in Italia e se uno guarda a un Napolitano, non possiamo certo dire che sia così scontato avere un capo dello Stato patriota.

La sinistra si straccia le vesti per la parola “patriota”

Giorgio Napolitano ha fatto cadere il governo Berlusconi di certo non per fare gli interessi degli italiani. E questa è storia. Come se non bastasse però, ora che si parla di una possibile candidatura proprio di Berlusconi a successore di Mattarella, la sinistra insorge sia contro di lui sia contro chi chiede un patriota al Quirinale. Come se fosse un insulto peggiore di “sovranista” (presto lo sarà anche “conservatore”, vista la svolta di FdI). La battaglia delle parole per i compagni prima e per i giallofucsia poi è fondamentale, si sa. Su una parola si sta costruendo da giorni un dibattito viziato, falso, ipocrita. In cui i compagni citano Pertini, i partigiani, così, un tanto al chilo. I partigiani rossi peraltro se sono stati patrioti lo sono stati, ma dell’Urss. E pure questa è storia (chiusa parentesi).

Ma un Presidente che faccia l’interesse degli italiani è il minimo sindacale

Il punto ovviamente non è che per chi professa il pensiero unico globalista ed è pure mondialista odia i confini e quindi odia i patrioti perché odia la Patria. Il punto è che tutti parlano a sproposito, distraendo l’attenzione dalla questione più importante: il ruolo del presidente della Repubblica. La Meloni parlando di patriota mette in guardia da chi vorrebbe un altro Napolitano. Un capo dello Stato insomma che invece di essere super partes e garante di tutti e della Costituzione interviene a gamba tesa nella politica, nell’azione del governo. Un ruolo che, Carta alla mano, da noi il Presidente non ha.

L’elezione del capo dello Stato è rimasta l’unica partita della politica

Prendiamo Mattarella, scuola diccì: ha calato l’asso Draghi quando proprio non se ne usciva più. Quando la politica parlamentare aveva fallito. Ma poi, avvicinandosi la fine del mandato, ha detto in tutti i modi possibili che non intende fare il bis. Come invece fece Napolitano. Finché le regole non saranno cambiate, da noi il “super presidente” – come tanti vorrebbero che fosse Draghi se intendesse salire al Colle – non c’è, non è previsto. Al contrario invece nella nostra Repubblica parlamentare (che per chi vi scrive non è proprio il massimo, sia chiaro), l’elezione del capo dello Stato – ora più che mai – è una fase cruciale, essenziale dell’attività politica. Con lo stato di emergenza ad libitum, con Draghi che decide per tutti, ai poveri leader politici resta solo l’elezione del capo dello Stato come partita da giocare in prima persona.

Pd e M5S dettano le loro regole… vogliono un Presidente che guardi a loro

E qui casca l’asino. Oggi Enrico Letta, segretario del Pd, colui che voleva candidare Giuseppe Conte, leader del M5S e suo alleato, nel collegio-feudo dem romano alle suppletive, ha elencato come non deve essere un presidente della Repubblica. I due sono pappa e ciccia, e dopo che il leader dei 5 Stelle ha detto le sue ragioni sul perché Berlusconi non va bene come Presidente, oggi è la volta di Letta. L’ex premier trombato da Renzi e che oggi ha oltre a lui anche Calenda come spina nel fianco (guardasi la vicenda delle suppletive, con il leader di Azione che avrebbe stracciato Conte), punta tutto sull’alleanza con i grillini. Ma lo sa benissimo che sarà un’impresa quasi impossibile trovare un candidato che vada bene sia al Pd che al M5S, che in Aula ha ancora la maggioranza relativa (a dispetto dei consensi reali, con percentuali non più a due cifre).

Il leader dem: “Un leader politico non è mai stato capo dello Stato”

Ecco perché Letta teme di essere tagliato fuori e allora dice che “un leader politico non è mai stato presidente della Repubblica”. Sta parlando ovviamente di Berlusconi, a cui Pd e M5S sbarrano la strada. “Il ruolo del presidente della Repubblica è unico, così lo hanno disegnato i costituenti. Rappresenta un arbitro, un motore, un garante che dà voce a tutti i cittadini. Da qui si capisce la delicatezza del profilo che deve avere il presidente della Repubblica e rivedendo i 12 presidenti viene fuori che non c’è mai stato nessun leader o capo politico. E non è un caso. Richiede una figura di spiccata sensibilità delle istituzioni. Dobbiamo continuare con presidenti istituzionali, consensuali, in grado di rappresentare tutto il Parlamento”.

I giallofucsia vogliono un garante che garantisca che il centrodestra non governi

Un ritratto che sembra l’opposto di Napolitano. Eppure proprio a un super partes non troppo super ma un po’ di parte, proprio a un garante che garantisca che il centrodestra non governi, Letta sta pensando. E con lui Conte, che ormai politicamente è già bollito (e la supercazzola che ha snocciolato per non farsi stracciare da Calenda non lo aiuta di certo). Loro i numeri per eleggere il prossimo Presidente non ce l’hanno. Il centrodestra ce li avrebbe se con loro votassero i renziani e i centristi sparsi qua e là. Eppure Letta e Conte vogliono dettare le regole e dire no a Berlusconi. Ma mica perché è di certo più patriota di loro o perché in effetti è un candidato di bandiera, essendo il leader di Forza Italia. Non è per questo: è perché era il nemico di Napolitano, di Prodi, di Monti. E loro, Pd e M5S – ormai perfettamente a suo agio nella partitocrazia appoltronata – stanno con i Napolitano, i Prodi e i Monti. E non staranno mai con Berlusconi, che uno è e uno resterà (per grande sfortuna del centrodestra).

Letta si sbaglia, ecco perché

Ma invece di ammetterlo a viso aperto, Letta e compagni si inventano storie su come deve essere e non deve essere il capo dello Stato. Ecco, allora tanto per smentire il segretario Pd: Mattarella, già vicesegretario Dc. Napolitano, già vicesegretario Pci. Saragat, leader Psdi. E non scomodiamo leader di correnti di partito (la Dc) o i fondatori dei partiti (sempre la Dc), se andiamo indietro nel tempo. Ma nessuno di questi presidenti della Repubblica è stato un leader politico alla stregua di Letta, è vero.

Adolfo Spezzaferro

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