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Roma, 17 nov – La cronaca di questi ultimi giorni ha riportato storia e video di un cervo che in Trentino è tornato nei pressi del centro faunistico, da dove era stato liberato nei giorni scorsi in seguito alla forte ondata di maltempo che si è abbattuta sulla regione. Il cervo si avvicina all’addetto che dolcemente gli porge del cibo, in una scena magica e fatata.
Il cervo è sempre stato considerato un animale totemico della nostra civiltà. Una delle dodici mitologiche fatiche di Ercole, ad esempio, è la cattura della cerva di Cerinea, dalle corna d’oro e con zoccoli d’argento e di bronzo , che correva senza sosta e incantava chi la incontrava, trascinandolo poi in paesi da dove non avrebbe più fatto ritorno. Ercole dovette inseguirla per oltre un anno, fino alla terra degli iperborei, senza riuscire mai ad afferrarla. Ricorse allora ad uno stratagemma, ferendola con una freccia alla cartilagine della gamba, senza far scorrere del sangue. La cerva dovette allora rallentare ed Ercole poté agguantarla. Questa impresa dell’eroe,  ricca di simboli, ci ricorda tra l’altro l’importanza della costanza nell’inseguire i nostri obiettivi e l’utilizzo di ingegno e strategia.
Ovidio nelle Metamorfosi ci racconta l’episodio di Atteone che, durante una battuta di caccia, si imbatté casualmente nella grotta in cui Diana e le sue compagne facevano il bagno. Non appena si accorse della sua presenza, la Dea, adirata per l’oltraggio subito, gli spruzzò dell’acqua sul viso trasformandolo in un cervo, impedendogli così di andare a raccontare ciò che aveva visto. Il cacciatore scappando giunse ad una fonte dove, specchiatosi nell’acqua, si accorse del suo nuovo aspetto. Nel frattempo egli era inseguito dai suoi stessi cani che, catturatolo, lo sbranarono. Anche questo episodio rimanda a tanti significati, non ultimo il fatto che non si possono affrontare impreparati le forze, a prezzo della propria incolumità.
Anche se passiamo dal mito ai nostri giorni, non possiamo omettere di citare il grande Dio cervo, rappresentato nel bellissimo film del maestro giapponese Miyazaki La principessa Mononoke: “Strano animale il corpo di un cervo, il viso di un uomo le corna come i rami contorti di un albero. Dio terribile e magnifico che muore con la luna calante e rinasce con la luna nuova. Un Dio che ricorda quando è nata la foresta, un dio dal cuore di bambino, un dio della vita e della morte”.
È proprio con quest’ultima potente immagine che vogliamo riallacciarci al cervo del Trentino. Lo spirito della foresta, personificato dal cervo, sembra voler indicare che la natura, sempre rinascente oltre ogni devastazione, vuole tornare a parlare con l’umanità. Ma l’uomo deve superare prima di tutto il deserto in sé, deve ricordare le proprie origini e riallacciare il rapporto col sacro, se vuole che una nuova primavera veda rinascere la nostra civiltà. 

Marzio Boni



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2 Commenti

  1. Il Dio cervo in realtà si chiama Dio bestia ne La principessa Mononoke, non è una bestemmia, potevate attenervi all’originale

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