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211716307-57816c42-c709-46f1-8723-e9b472482aa6Roma, 10 feb – Il Parco archeologico dell’Appia Antica è un vero e proprio tesoro storico, sottoterra sono ancora numerosissimi i reperti e le opere di epoca romana che possono venire alla luce. E’ di oggi la notizia della scoperta di un criptoportico di età adrianea, che venne successivamente trasformato sotto l’impero di Commodo in una cisterna per rifornire d’acqua le terme dei pretoriani, scoperta nei pressi della Villa dei Quintili. Un’opera dall’alto valore ingengeristico più che artistico, tipicamente romana per la sua concezione semplice e funzionale. Come riporta la Repubblica, che ha avuto la possibilità di accedere agli scavi, sono ancora visibili i marchi della fabbrica che li costruì, così come il nome dei consoli del 123 d.C. Petino e Aproniano che regnavano in quel tempo. Sono addirittura visibili le sigle degli operai che costruirono i mattoni, così come le impronte degli animali che calpestarono i conci quando erano ancora freschi. Dettagli che danno il senso dell’importanza della scoperta e dell’ottimo stato della cisterna.

Ora l’opera di scavo è solo all’inizio, ma a giugno una squadra di specialisti in restauro insieme ad un gruppo di studenti di un cantiere – scuola, opereranno sul campo erboso di Santa Maria Nova, il luogo del ritrovamento nei pressi della Villa dei Qiuntili. Il compito dei giovani architetti, archeologi e storici sarà quello di lavorare sui mosaici che rivestono la parte superiore della cisterna, parte del camminamento che dagli alloggi imperiali dei pretoriani di Commodo conducevano fino alle terme. Dunque l’opera di scavo e le possibili scoperte sono solo all’inizio. L’aula della cisterna è profonda circa 45 metri e larga 6, ed è da poco stata liberata da detriti e rifiuti. Nel medioevo e nel Rinascimento la cisterna era stata utilizzata dai frati olivetani che a poca distanza avevano costruito la chiesa di Santa Maria Nova, mentre a fine ‘800, quando ormai la rete idrica dell’impero era distrutta, i contadini nei pressi indirizzavano nella cisterna l’acqua piovana per irrigare i campi.



Come detto la sua funzione originaria era quella probabile di deposito di derrate alimentari, utilizzato probabilmente da una delle stazioni o “alberghi” posti sull’Appia Antica, “Regina Viarium”. Solo alla fine del II sec d.C. entrò in funzione come cisterna idrica, rifornita con buona probabilità dall’acquedotto dei Quintili, altra incredibile opera romana ancora ben visibile percorrendo in automobile l’Appia Nuova. I conci più importanti dell’opera sono stati rovinati o rubati nel corso dei secoli, ma la semplicità e la funzionalità di un’altra opera dell’avanzatissima ingegneria idraulica romana sono ben visibili e aspetta solo di essere studiata più a fondo.

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