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Milano, 5 go – Complici le risse continue nel governo gialloverde, la politica italiana è in fermento, soprattutto per quell’idea di far saltare tutto – e di conseguenza di prendersi tutto lui – che frulla nella testa del sempre più forte e sempre più protagonista Matteo Salvini. Il vicepremier e ministro dell’Interno leghista ha da tempo cominciato a farsi i conti, con i suoi, con la partner sovranista light Giorgia Meloni e con l’ambizioso post forzista Giovanni Toti. 

Prove tecniche in Lombardia

Ma se per un mutamento degli scenari nazionali pare ci sia ancora da attendere, quantomeno fino alla chiusura della stagione balneare, a livello decentrato molto si sta già muovendo. Prendiamo Milano e la Lombardia, da sempre laboratorio politico fondamentale. Lì, casa proprio di Salvini, le truppe populiste sono in fermento, un po’ per puntare obiettivi locali, un po’ per preparare un terreno coltivabile utile alle velleità governative. Nel mirino c’è innanzitutto il Comune di Milano, dal 2011 fortino di una sinistra che, da Pisapia a Sala, è riuscita a tenere sott’acqua la testa di un centrodestra che, dal sorgere della Seconda Repubblica alla sconfitta di Letizia Moratti, nel capoluogo lombardo faceva il bello il cattivo tempo.  

Alla conquista di Palazzo Marino

Abbiamo detto più volte delle specificità milanesi, che negli ultimi anni paiono ritagliate su misura per una gauche che in gran parte del Paese prende solo schiaffi, ma che all’ombra della Madonnina ha trovato un habitat ideale per le proprie ricette un po’ radical e un po’ chic, certamente imbevute di una sorta di classismo culturale che hanno fatto di Pd e affini il “partito delle Ztl”. Tutto questo ha persino autorizzato il sindaco Beppe Sala, quello dei calzini arcobaleno, a coltivare personali ambizioni di leadership in un immaginario futuro governativo dem. Insomma, vita dura nella città di Sant’Ambrogio per i non compagni. Eppure, in vista delle elezioni comunali del 2021, c’è chi per tempo si è messo al lavoro al fine di ribaltare la situazione. E’ in primis la Lega del “capitano” Salvini, che ha già dato mandato ai fedelissimi, a cominciare dal neo commissario Stefano Bolognini, di studiare tutte le possibili mosse e le strade percorribili per conquistare Palazzo Marino.

Un complesso tessuto sociale

I leghisti hanno capito innanzitutto una cosa: va bene puntare sulla sicurezza, sul denunciare il degrado delle periferie in balia degli stranieri e interpretare il disagio che molti italiani impoveriti vivono anche tra le luci della metropoli, ma non basta. Non basta, almeno Milano. Lì tocca entrare, o rientrare, in sintonia con un tessuto sociale complesso, con meccanismi produttivi, professionali e civili con cui le parole d’ordine e una certa pur fortunata propaganda non sono sufficienti e di certo pagano meno che altrove. L’idea leghista è di ricalcare, con una supremazia ancora più marcata, il modello della Regione Lombardia, saldamente guidata da Attilio Fontana. Un modello amministravo forte e rispettato a più livelli e ben oltre i confini politici della giunta. I lavori sono in corso.

Verso primarie di coalizione?

Lavori cui non ha nessuna intenzione di rimanere escluso il partito Fratelli d’Italia, sul cui conto varrà la pena fare un discorso a parte e che vuole essere protagonista di un’eventuale svolta a destra anche in quel di Milano. Giorgia Meloni, che il territorio lo presidia spesso anche per ragioni famigliari, ne ha parlato con Salvini e le rispettive vedute coincidono in parte sì e in parte no. Se il leader del Carroccio, infatti, ha già prenotato la candidatura a sindaco per il suo partito, Fdi, per bocca di Riccardo De Corato, assessore lombardo alla Sicurezza e figura storica della destra meneghina, ha avanzato la proposta di primarie di coalizione per scegliere il nome del centrodestra a trazione sovranista per il dopo Sala. 

Il triste crepuscolo di Forza Italia

In tutta questa corsa agli armamenti il grande assente è Forza Italia, un tempo soggetto egemone, che oggi invece sta vivendo il suo triste crepuscolo, tra un’inarrestabile emorragia di voti e un’ingloriosa fuga di uomini dalla nave che affonda. Un tramonto coincidente col declino del suo fondatore Silvio Berlusconi, il cui regno, imprenditoriale e patrimoniale prima che politico, ironia della sorte, nacque proprio a Milano. Ma questa è un’altra storia, un’altra su cui torneremo presto.

Fabio Pasini

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