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Fausto BertinottiRoma, 19 apr – “Al meeting di Rimini ho trovato molto di più e di diverso di quel che mi aspettavo. Anzitutto, il popolo. Ricordo che per Gramsci l’intellettuale può pensare di rappresentare il popolo solo se con questo vi è quella che lui chiamava “una connessione sentimentale”. Lì l’ho trovata”. E’ un Fausto Bertinotti insolito, quello che intervistato dal Corriere della Sera spende parole al miele per Comunione e Liberazione. Una folgorazione sulla via di Damasco? Lui assicura di no “se uno pensa di farsi cooptare vuol dire che non ha identità”, ma certo i ripetuti inviti agli incontri organizzati dal Movimento insieme al rapporto sempre più stretto con Juliàn Carròn, leader spirituale di Cl, pongono più di un interrogativo. “Oggi il rischio di una catastrofe è avvertito solo dalle coscienze più radicali, sociali e religiose”, spiega l’ex segretario di Rifondazione Comunista. “La politica, invece, si è chiusa in una corazza di ovatta che le impedisce di vedere. Quella che avanzo è una nuova istanza di dialogo con un mondo che ha tanto da dirci”.



Bertinotti vede una sinistra “che deve riqualificarsi nella società senza far leva su Governo e Parlamento (Bertinotti fu precursore in questo, nel 2008 portò “involontariamente” la sinistra fuori dal Parlamento perdendo le elezioni, ndr) e che “distrutte le ideologie si è ritrovata depredata, priva di riferimenti e per questo “il dialogo con chi ha una fede può essere la scintilla che ridà speranza”. In questo suo dialogo con la “fede” Bertinotti non poteva non citare Papa Francesco, che con la sua politica pro immigrazione e le sue esternazioni politico-sociali sembra ormai l’unico leader della sinistra in Italia. Ruolo che l’ex segretario in qualche modo riconosce: “Carrón e il Papa mettono l’accento sull’abbandono della corazza del potere. Proprio il rapporto sbagliato con il potere e le istituzioni è causa ed effetto dello smarrimento dell’identità di cui soffre la sinistra. Le sue parole (di Carròn, ndr), che a qualcuno non sono piaciute, ci costringono a riflettere sulla natura del potere. E del resto, cosa sta facendo Bergoglio con la Curia? È il movimento operaio che non si interroga per niente. La distanza tra questi due mondi è drammatica”. Lo spirito “riformatore” di Bergoglio insieme a quello di Comunione e Liberazione dovrebbero dunque rappresentare un esempio per il “movimento operaio” e la sinistra politica in genere.

Bertinotti arriva addirittura a decretare la “morte politica” della sinistra. “Sì, la sinistra politica è morta. Come istanza di uguaglianza continua a vivere nella cultura e nel sociale. E riaffiora nel campo delle nuove forme di organizzazione comunitaria della società (associazioni, movimenti, autogoverno del lavoro). Qui e là rivedo esperienze che mi ricordano quelle delle società di mutuo soccorso e delle leghe territoriali. Segno che un terreno da coltivare c’è”. Dopo l’ennesimo elogio all’esperienza ciellina e la dura critica alla sinistra politica l’intervistatore non può che domandargli “sì sente folgorato dalla fede religiosa?”. Lui risponde “No, questo sarebbe la negazione del dialogo che deve essere tra diversi.”. Certo il dubbio rimane.

Davide Romano

 

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