Milano, 15 gen – Gigi Buffon, il “portierone” della Nazionale di calcio e del Psg, si racconta per un’intervista al settimanale Vanity Fair e prende l’occasione al balzo per “difendere” i tifosi italiani. Torna con la memoria a quando egli stesso frequentava la curva della Carrarese e i suoi tifosi: “Incontravo gente di cui si parla tanto senza saperne nulla. Ragazzi normali. Sognatori. Idealisti. Alcune persone interessanti e qualche deficiente”.

Ricorda anche qualche episodio, sempre relativo agli ultras, visto dalla parte del campo.
E la memoria va ad una “nuvola di fumo che avvolge i tifosi della Casertana, una nebbia provocata non dai fumogeni, ma da 200 canne fumate tutte insieme: è come se la vedessi ora”. Per quanto riguarda la discussa vicenda dei cori razzisti  a San Siro, Buffon parla fuori dai denti: “Se affonda un barcone a Lampedusa e muoiono 300 persone ci commuoviamo e pensiamo anche ad adottare i bambini rimasti orfani, ma se non affonda ci lamentiamo dell’ingresso di 300 immigrati e ci chiediamo cosa vengano a fare”.

Aggiunge quindi: “È difficile provare a contestualizzare quanto successo a Milano. L’odio è un vento osceno, da qualunque parte spiri. Non solo in uno stadio. Perché ho il forte sospetto che il calcio, in tutto questo, reciti soltanto da pretesto“. Tutto il bailamme sul razzismo negli stadi italiani sarebbe, dunque, funzionale a spostare l’attenzione dai temi importanti.

E il futuro? “Se il Psg sarà d’accordo”.. spera di giocare un altro anno. E di sé il campione dice di essere “uno strano figuro di 40 anni che va in campo, pensa di averne venti e ha più sogni e ambizioni di quanti ne avesse da ragazzo“.

Ilaria Paoletti

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