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Schermata 2016-02-17 alle 08.15.02Roma, 17 feb – Alfio Marchini nuovo Bombacci, pronto a immolarsi per il socialismo in camicia nera? Oppure vedremo il costruttore montare a cavallo e brandire, anziché la solita stecca da polo, una più sfavillante spada dell’Islam? Costringe a tragicomici voli pindarici dell’immaginario il sostegno offerto al rampollo della dinastia rossa da parte di illustri intellettuali italiani. Prendiamo Antonio Pennacchi, il vulcanico autore di Canale Mussolini, che dalla sua storia politica ha tratto ispirazione per il romanzo programmaticamente intitolato Il fasciocomunista. E anche lui, Pennacchi, si diverte a fare quello di sinistra che parla bene di Mussolini. O, in alternativa, quello fascistoide con il retroterra operaio. Ebbene, questo rappresentante delle istanze popolari più veraci chi ti va a sostenere alle elezioni per il Campidoglio? Indovinato, il Ridge de noantri.

Per la sinistra, disse tempo fa lo scrittore al Fatto quotidiano, “non aver scelto uno come Marchini è una colpa grave. Suo padre ha costruito Botteghe Oscure. Non è che venisse da destra Marchini, viene da sinistra”. Verissimo, tant’è che si parlava di “Calce e Martello” per parlare della dinastia Marchini. Ma insomma, è veramente questa la sinistra sognata dallo strapaesano, dal fasciocomunista Pennacchi? Evidentemente sì. Del resto la spiegazione di un così plateale endorsement (“Diteje a Renzi che puntasse su Marchini, quel mestiere lo sa fare. Lo può fare. Che si decidano subito per ‘sto Marchini, santiddio”) fa venire i brividi: “È un imprenditore non un chirurgo. Sa guardare un bilancio. Sa far di conto. La città l’avrebbe saputa governa’”. Capito? La politica devono farla gli imprenditori. Loro sì che sanno “fare di conto”. Una bella lezione di ultraliberismo tatcheriano, ma se ci metti qualche frase in dialetto in mezzo magari diventa un proclama leninista.

Non meno sorprendente, tuttavia, è il sostegno a Marchini da parte di un intellettuale brillante e, in passato, spesso controcorrente, come Pietrangelo Buttafuoco. È di nuovo sul Fatto, stavolta con un articolo e non con un’intervista, che “Giafar” ci stupisce con una critica feroce al centrodestra. Meritatissima, peraltro, ma non certo per i motivi addotti dallo scrittore. Buttafuoco, infatti, attacca quella destra che “rifiuta di sostenere chi ha determinato la caduta della giunta Marino, cioè Alfio Marchini”. Lettura quanto meno singolare dei fatti politici romani: tra le multe alla Panda rossa, gli scontrini incriminanti, le vacanze ai Caraibi, le periferie in rivolta, la scomunica in diretta del Papa, le proteste dei commercianti ebrei, le cricche affaristiche del Pd e chi più ne ha più ne metta, ora si scopre che Marino è caduto per colpa di… Marchini? Mah. Secondo Buttafuoco, “prendersi oggi Bertolaso che non è di destra, e sbarrare la strada a Marchini che sceglie di sfidare la sinistra (e Matteo Renzi in persona) la dice lunga e la spiega bene, la destra”. Bertolaso non è di destra, e non è il suo difetto peggiore, ma invece Marchini lo è? Marchini, il discendente di partigiani comunisti mai rinnegati?

Forse lo scrittore siciliano si è fatto incantare dal ciuffo brizzolato. Qualche anno fa gli era successo con quello di Franco Giorgio Freda, e non è esattamente la stessa cosa. Una parabola eloquente. Da Ar ad Arfio.

Giorgio Nigra

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