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proteste 8 marzoRoma, 10 mar – Un vecchio sketch dei Monty Python mette in scena una surreale lezione di educazione sessuale in una classe inglese. Anziché trovare la situazione classica (un professore un po’ imbarazzato che usa termini tecnici e studenti che ridacchiano dandosi di gomito), il cliché è ribaltato: il docente parla in termini sempre più espliciti, fino a dare una dimostrazione pratica di un amplesso davanti a tutta la classe, la quale, però, assiste apatica e annoiata. Come ha spiegato Slavoj Žižek, si tratta di una rappresentazione perfetta del rapporto tra la “trasgressione” e la nostra società: il potere ci obbliga a trasgredire, a godere, mentre la nostra reazione spontanea comincia a essere, per reazione, sempre meno partecipe, sempre più moderata. Una volta ostentavamo decoro ma sognavamo l’eccesso, oggi accade il contrario.



Le femministe che l’8 marzo hanno sfilato in varie città italiane dando vita a manifestazioni contestatarie basate sull’ostentazione di seni e vulve, evidentemente, non solo non leggono Žižek, ma hanno anche smesso di leggere Foucault, il quale spiegava: “A me sembra che il potere faccia qualcosa di molto diverso dal semplice vietare […]. Il potere inventa, il potere crea, il potere produce. Produce qualcosa di più di una legge che vieta il desiderio – produce il desiderio stesso, il potere induce e produce desiderio”. Le femministe non ci arrivano. Sono convinte di vivere in un’era vittoriana, in un nuovo medioevo, un mondo bacchettone in cui l’esibizione del sesso risulta rivoluzionario, o almeno scandaloso, come se il capitalismo fosse ancora quello dell’ascetismo puritano di cui parlava Weber. Ma credere questo significa essere totalmente tagliati fuori dalla propria epoca, in cui il sesso è già da tempo diventato una colonna portante del nuovo “capitalismo desiderante”.

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No, nel 2017 il potere non ti vieta di metterti a seno nudo. Semmai si impossessa di quel seno. L’unico che ancora si scandalizza per le immagini sessuali, al giorno d’oggi, è Facebook. Ieri il social network ha inviato uno dei suoi avvertimenti minatori ai gestori della pagina del Primato a causa della foto con le femministe con il sesso all’aria sull’Altare della Patria. Per la cronaca: si tratta probabilmente di un fake autoprodotto. Di quella presunta azione gira un solo scatto e su un numero limitato di media, mentre la maggior parte dei fotografi presenti sembra aver ignorato la scena, che non viene riportata in nessuna delle cronache della manifestazione romana. Lo scatto è però rilanciato dal Manifesto e dal profilo Twitter del Teatro Valle Occupato. Potrebbe trattarsi, quindi, di una provocazione situazionista. Il senso simbolico della profanazione, comunque, resta intatto nella misura in cui l’affronto è stato rivendicato da quell’ambiente. Questa è la prova che il femminismo non riesce più a essere scandaloso, ma sa ancora essere indecente. Non sa dare prova di trasgressione ai vivi, ma sa ancora infangare i morti. Se fossero meno conformiste, meno stupide e meno narcisiste, potrebbero andarsi a studiare le tesi di una delle prime femministe vere in Italia, Teresa Labriola, probabilmente la prima donna laureata in Giurisprudenza in Italia, che amava dire: “L’età muta della donna è finita. Facciamo che la donna cominci a essere eloquente parlando della patria”. Perle ai porci. O alle femmine dei porci.

Adriano Scianca

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