le etnie in IranRoma, 10 Mar. – I Curdi sono pronti a combattere il “regime iraniano“. Lo affermano i leaders dei sei maggiori partiti curdi iraniani che si sono incontrati la scorsa settimana per organizzare le celebrazioni congiunte del capodanno curdo, il 21 marzo, e per coordinare una lotta comune contro il governo iraniano, come riportato dall’agenzia di stampa ARA News. All’incontro hanno partecipato le delegazioni del Partito Democratico del Kurdistan iraniano (PDK-I), tutte e tre le fazioni del partito marxista Komala, il Partito Democratico del Kurdistan (KDP Iran), e l’Organizzazione Rivoluzionaria del Kurdistan iraniano, chiamata Khabat (“lotta” in curdo). “Tutte le parti hanno convenuto che il regime iraniano vuole indebolire il movimento curdo. Dopo la riunione tutte le parti hanno creato una commissione per incontrarsi con le fazioni parlamento iracheno “. Ha detto Aso Saleh, rappresentante del PDK-I in Svezia. “Il prossimo incontro tra le sei parti sarà incentrato sulla festività del Newroz e su come poter influenzare le cerimonie del nuovo anno all’interno Kurdistan iraniano”.

Le cerimonie del Newroz in Kurdistan sono state spesso sfruttate dalle fazioni armate della guerriglia separatista curda per aizzare la popolazione contro le istituzioni nazionali sia in Turchia che in Iran. Il rappresentante del PDKI negli Stati Uniti, Arash Saleh, ha detto: “In realtà i partiti curdi hanno avuto un incontro per coordinare una agenda di attività all’interno Rojhelat [Kurdistan iraniano] e all’estero durante il Newroz. Ad oggi il Newroz non è solo un evento culturale, per i kurdi, ha acquisito un valore simbolico nella nostra lotta per la libertà”. In più ha aggiunto che ” Il Newroz ha sempre avuto connotazioni politiche ed è una occasione di lotta e rivolta. Quest’anno, la differenza è che tutti i partiti curdi si stanno rivolgendo alla gente con una lingua ed una festa comune. Coordiniamo le nostre attività in tutto Newroz perché tutti noi in Rojhelat crediamo che il Newroz è al di là partigianeria e la politica dei partiti. Crediamo che queste attività ci possano dare il senso di una nazione unificata “.

guerriglieri curdi in iranCosì come in Siria, in Turchia, ed in Iraq la “cellula” curda per quanto piccola o grande che sia, ha dimostrato in questi anni, di operare quasi esclusivamente per disgregare le compagini nazionali tradizionali di una certa parte del Medio Oriente e si è abilmente o strumentalmente accaparrata l’amicizia di potenze mondiali come Israele o gli Usa che addirittura in Siria combattono al loro fianco per la conquista di Raqqa, che è ad oggi la “capitale siriana del Califfato Isis, ma è di fatto sempre una città siriana che se venisse conquistata dai Curdi passerebbe soltanto di mano, da una forza rivoluzionaria separatista all’altra con qualche sfumatura religiosa. Una nuova zeppa infilata nel già disastrato meccanismo nazionale e regionale mediorentale ben rappresentata in Europa e nel mondo e sempre schierata sul versante del politicamente corretto e del progressismo “clintoniano” che pero ora sembra voler essere il detonatore di una nuova profonda crisi.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

1 commento

  1. Alberto spero che la tua previsione sia sbagliata,se così non fosse si aggraverebbe ulteriormente la ormai fragile possibilità di trovare pace in Siria.

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