Parigi, 25 ago – Macron? “Il campione dei colpi mediatici. Con la nazionalizzazione è diventato il protettore dell’impiego industriale e con pochi soldi, appena 80 milioni di euro. Per Neymar il Psg ne ha sborsati più di 500″. E ancora: “Gli italiani (Fincantieri, ndr) sono più sul mercato. Del governo non mi fido“. Dal calcio alla politica, passando per il mercato e le politiche industriali: un panorama variegato quello che Leonardo Martinelli de La Stampa ha trovato a Saint-Nazaire, dove la vendita dei Chantiers de l’Atlantique a Fincantieri è in parte sfumata a causa dell’opposizione del nuovo presidente francese che, nel giro di pochi mesi, ha cassato l’accordo con il quale il suo predecessore Hollande aveva siglato il passaggio di proprietà dai coreani (falliti) di Stx al colosso triestino.

La motivazione ufficiale? Tutelare una realtà strategica e i livelli occupazionali. Parole altisonanti, che in Italia non sentiamo da tempo. Ma che nascondono, probabilmente, anche una necessità propagandistica per costruire la volata verso il già da tempo promesso attacco ai diritti sociali. Da una parte si garantiscono i posti di lavoro in nome dell’interesse nazionale, dall’altra si riforma il code du travail transalpino per colpire al cuore una legislazione giuslavoristica ad oggi (ancora per poco?) molto protettiva.

Gli operai, però, non sembrano pronti a farsi abbindolare. E al leader di En Marche! non le mandano certo a dire. “La vicenda è diventata un caso politico e basta”, spiega Sébastien Benoit, segretario locale della Cgt, il più forte sindacato francese. Gli fa eco François Janvier, del sindacato Cfe-Cgc, molto forte fra gli impiegati: “Noi non ci fidavamo di Fincantieri, che è stato sempre un concorrente”, ma l’accordo siglato da Hollande “globalmente andava bene. Abbiamo bisogno di un industriale del settore, non dello Stato”.

Filippo Burla

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