Roma, 6 set – C’è un dio che vuol bene all’Italia. Un genio del popolo o uno spirito di popolo, per dirla alla romantica, o un arcangelo che con ali da farfalla accarezza il volto della nostra dolente Italia. E la prova di questa presenza non è tanto nel fatto che abbiamo dopo anni un presidente del consiglio dalla fisiognomica decente o un ministro dell’Interno che, con metodi empirici giorno dopo giorno, cerca di ricostituire la frontiera, ovvero la forma dello Stato. No, la prova molto più evidente è un’altra ed è in linea col carattere frizzante delle genti italiche: io la trovo nel fatto che da qualche mese un’aura di ridicolo, di comicità negativa avvolge e quasi soffoca gli apolidi.

Quella élite che con arroganza intellettuale manifesta la sua distanza da ogni sostanza di popolo da qualche tempo viene accolta nelle piazze da fischi, da sibili di pancia e ogni sua azione si risolve in un comico rovescio.

Primo esempio: la tragicomica vicenda delle uova razziste. Dopo il lancio delle uova all’atleta legata al PD si era scatenata la solita campagna di criminalizzazione del popolo italiano accusato di razzismo nella sua generalità (curiosa coincidenza tra forma dell’accusa e materia del reato) e in quanto tale punibile con lo scioglimento ai sensi della legge Mancino. Ma ecco che al culmine di questa campagna non solo si scopre che il padre della atleta era un conclamato mafioso nigeriano, ma che il lanciatore di uova era il figlio di un consigliere comunale del PD. Eppure – pensateci – questo esito farsesco sfida la statistica: di questi tempi, alla luce degli orientamenti politici generali, sarebbe stato molto più probabile trovare un monello di famiglia leghista o grillina. Immaginate in quel caso quali sarebbero state le reazioni della stampa di vecchio regime. Invece la scoperta dell’identità del lanciatore di uova ha sepolto nel ridicolo i promotori della criminalizzazione del popolo italiano oltre che la mediocre atleta nera legata al PD.

Sul secondo esempio c’è poco da ridere: la strage seguita al crollo del ponte di Genova. Questa strage trova come ovvi imputati i gestori delle autostrade e i politici che hanno – con contratto secretato – regalato chilometri autostradali alla famiglia Benetton. Quella famiglia che per anni, ancor più degli Agnelli-Elkaan, ha fatto profitti miliardari diffondendo il verbo della distruzione di ogni forma etnica, di ogni genere, di ogni identità. I “buoni” per autoproclamata eccellenza vengono così portati alla sbarra di mostri e di nemici dell’umanità. C’è una pesante ironia dello spirito del tempo anche in questo capovolgimento.

Terzo e ultimissimo esempio: un Papa che con gesto demagogico e infantile, immediatamente strombazzato dai media, porta i gelatini ai clandestini della nave Diciotti, proprio nelle ore in cui cinquanta di loro – presentati come debilitati e in fin di vita o come pucciosi bambini africani – si danno alla fuga, imboccando le consuete rotte della clandestinità e probabilmente della delinquenza. “Scappavano dai gelati” il prevedibile Meme.

Ma a questo punto è facile, anzi inevitabile, rispolverare un vecchio slogan del Settantasette: “una risata vi seppellirà”. E potrebbe essere addirittura il riso di un dio.

Alfonso Piscitelli

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2 Commenti

  1. Mai mettere limiti alla provvidenza!!! I farabutti ed i cialtroni alla fine hanno ciò che meritano!… Dio non paga il sabato, è più lento della tartaruga di casa Pound, ma arriva sempre dove deve…..

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