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tasse1-642x336[1]Mestre, 31 lug – “Il peso della tassazione sulle imprese italiane è il più alto nell’Unione Europea.  Ciò si evince calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul gettito fiscale totale: l’Italia si piazza al primo posto (14 %), sul secondo gradino del podio si posiziona l’Olanda (13,1%) e sul terzo il Belgio (12,2 %).  Tra i nostri principali competitor segnaliamo che la Germania registra l’11,8 %, la Spagna il 10,8 %, la Francia e il Regno Unito il 10,6 %. La media Ue, invece, è dell’11,4 %”.

A lanciare l’allarme è il Centro Studi della Cgia di Mestre. Inoltre, al netto dei contributi previdenziali, le imprese italiane pagano novantotto miliardi di tasse all’anno. Tra i principali paesi Ue solo le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 e 103,6 miliardi di euro, ma va ricordato che la Germania conta una popolazione di ottanta milioni di abitanti, la Francia sessantasei e l’Italia sessanta.

“Alle imprese italiane – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – viene richiesto lo sforzo fiscale più pesante d’Europa. Sebbene la giustizia civile sia lenta e in molte aree del paese anche poco efficiente, l’eccesso di burocrazia abbia raggiunto livelli difficilmente riscontrabili altrove, la Pubblica amministrazione sia la peggiore pagatrice d’Europa e il deficit logistico-infrastrutturale sia pesantissimo, la fedeltà fiscale delle nostre imprese è molto elevata. In altre parole, gli imprenditori italiani pagano molto di più dei concorrenti europei, ma, per contro, continuano a ricevere servizi di basso livello qualitativo”.

Nonostante questi dati, solo un mese fa il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan dell’Economia si è vantato del fatto che grazie alle ultime azioni del governo il carico fiscale è stato alleggerito di venti miliardi di euro. Purtroppo, non tutti condividono l’ottimismo di Padoan. E non parliamo solo della Cgia di Mestre. Infatti, secondo i calcoli di Confartigianato, quest’anno gli italiani pagheranno ventotto miliardi in più di tasse rispetto alla media dei cittadini dell’Eurozona, il che significa che a livello pro-capite ciascuno pagherà maggiori imposte per un valore di 461 euro. Nel caso delle aziende, il gap fiscale tra Italia e Europa è ancora più ampio: il total tax rate, cioè la somma di tutte le imposte e tasse pagate dall’impresa al lordo dei profitti, è pari al 64,8%, il più alto nell’Unione europea, ben più alto di quello versato in Francia (62,7%) e Austria (51,7%) e più che doppio rispetto a quello di Slovenia (31,0%) e Svizzera (28,8%). Va ancora peggio per quelle aziende che hanno meno di venti addetti, e che si trovano a versare un’aliquota fiscale complessiva su Ires ed Irap del 32,8%, superiore di 5,2 punti rispetto al 27,6% delle imprese di medio-grande dimensione, con cinquanta addetti ed oltre. Confartigianato precisa come la pressione fiscale sia aumentata a causa del prelievo a livello locale: tra il 2011 e il 2015 le imposte dirette e indirette di tutte le amministrazioni pubbliche siano aumentate del 6%, sulla scia del rialzo del 27,2% (+14,8 miliardi di euro) dei cinque principali tributi locali cioè Irap, Addizionali Irpef, Imu e Tasi. Al peso delle tasse si sommano le complicazioni burocratiche per pagarle. Anche qui per l’Italia è un altro record negativo: ogni impresa italiana spreca in adempimenti fiscali 269 ore all’anno, novantadue ore in più delle 177 ore della media Ocse. Secondo il presidente dell’associazione, Giorgio Merletti: “Per ricostruire la fiducia incrinata dagli anni di crisi, le tasse devono essere restituite a imprenditori e cittadini sotto forma di qualità dei servizi pubblici. Anche qui c’è molto da fare: l’Italia deve ancora scalare la classifica che oggi ci vede al quarantacinquesimo posto nel mondo per capacità di favorire l’attività d’impresa”.

Alla luce di questi dati, forse è più semplice comprendere l’ultimo dato dell’Istat sulla demografia d’impresa: “Per il sesto anno consecutivo il saldo tra nascite e cessazioni (tasso netto di turnover) risulta negativo (-1,4%)”. Siamo proprio sicuri che l’Italia stia cambiando verso?

Salvatore Recupero

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