Roma, 5 mag – Agli inizi del nuovo secolo, come si ricorderร , una delle poche questioni “ideali” sollevate in rapporto allโelaborazione del trattato costituzionale dellโUnione Europea fu quella relativa alle “radici” dellโEuropa da indicare nel Trattato. Sostanzialmente ne nacque una lotta tra il mondo cattolico, sollecitato dallo stesso papa Giovanni Paolo II a far valere le “radici giudaico-cristiane“, e il mondo “laico”, che di fatto dimostrรฒ la sua forza egemonica ottenendo che il Preambolo della Costituzione recitasse che i costituenti si erano ispirati “alle ereditร culturali, religiose e umanistiche dellโEuropa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertร , della democrazia, dellโuguaglianza, e dello Stato di diritto”. Lโidea della Chiesa Cattolica di parlare non semplicemente di radici “cristiane”, ma “giudaico-cristiane”, per trovare supporto nello stesso mondo dellโebraismo europeo ai fini dellโaccettazione di una “signatura” religiosa nella Carta della nuova Europa, si doveva dimostrare fallimentare, mentre giร si affacciava, a quel punto, persino la pretesa dellโIslam europeo circa la necessitร di ricordare il contributo della cultura arabo-islamica alla nostra civiltร . In fondo, la scelta finale, oltre a riflettere gli obiettivi rapporti di forza entro la Ue, deve essere considerata la sanzione ufficiale della natura dellโEuropa qual รจ allo stato di fatto, ovvero una realtร ideologicamente, politicamente, socialmente ed economicamente costruita su radici esclusivamente moderne, illuministiche, razionalistiche, liberaldemocratiche e, sotto il profilo economico, ormai prevalentemente liberistiche; tutto ciรฒ con la pretesa di rappresentare pure quanto di piรน alto abbia mai concepito lโintera umanitร entro il divenire storico.
Chi rifiuti lโEuropa cosรฌ come la sta costruendo la Ue, e sia anche critico verso tutto il percorso storico che ha condotto allโepoca della cosiddetta “secolarizzazione”, non puรฒ tuttavia rinunciare ad un suo progetto di Europa, che, comunque possa definirsi nella sua concretezza politica (fosse anche quello di un ritorno sic et simpliciter agli Stati nazionali), non puรฒ lasciare inevasa la domanda sulle “radici”, sulla “identitร ”, sulla “spiritualitร ”, ovvero sulle parole oggi in odio allโeurocrazia dominante, ai suoi satrapi, ai suoi pretoriani mediatici. Ma anche lร dove ci si batte a favore delle “parole proibite” vi รจ conflitto. Vi รจ chi si richiama a radici precristiane, il cristianesimo essendo oggettivamente nato fuori dallโEuropa e avendo non poco alterato le originarie disposizioni spirituali dei popoli del Continente, mentre vi รจ chi identifica senzโaltro, come giร Novalis, Cristianitร ed Europa. Tuttavia un giudizio equilibrato, che non riguardi preferenze di singoli intellettuali o gruppi minoritari, ma il destino dei popoli europei tutti, non puรฒ che comporre radici precristiane e radici cristiane. E avrร pure un senso se un Dominique Venner, pur non cristiano, lascia il suo drammatico messaggio finale dentro la cattedrale di Notre-Dame piuttosto che tra le pietre di Carnac o dentro lโanfiteatro di Arles.
La storia dellโEuropa รจ chiara. Grecia e Roma non sono lโEuropa, ma solo una parte, per quanto irrinunciabile, dellโEuropa. LโImpero romano stesso non arriverร mai a coincidere con la totalitร neanche della sola Europa occidentale, mentre si estenderร su parti non irrilevanti dellโAfrica e dellโAsia. LโEuropa รจ piuttosto una creatura del Medioevo, e il Medioevo, come tutti abbiamo letto in tutti i libri di storia, รจ una sintesi tra cristianesimo, ereditร romana e greca, cultura germanica e, sul versante orientale, slava. Certo, lโEuropa medievale non sarร mai neanche essa una politicamente, ma sarร tutta cristiana, pur nella divisione tra Chiesa latina e Chiesa greco-slava, e soggetta finalmente tutta allโinfluenza culturale che ancora e sempre eserciteranno cultura latina e cultura greca. E comunque, politicamente, Ovest ed Est vivranno pur sempre entrambi nel mito e nel tentativo di mantenere/ricostruire lโImpero romano, avranno in buona misura similari strutture politiche e socio-economiche, quelle feudali in primis, istituzioni con appartenenze sovranazionali come gli ordini monastici e cavallereschi e i centri universitari. Il cristianesimo, dal canto suo, sarร totalmente rimodellato, ovunque, dal substrato cultural-religioso originario, mediterraneo, celtico, germanico, slavo. Uno storico come Luciano Canfora, forse esagerando, arriva a dire che il cristianesimo finirร per divenire una trasformazione dellโantico politeismo, risultando un parente piuttosto strano di monoteismi puri come lโebraico e lโislamico. Non esiste, pertanto, altra Europa. LโEuropa รจ questa. Ciรฒ che la precede non รจ ancora Europa, perchรฉ Cesare (cosรฌ fondamentale per lโEuropa da dare perfino il suo nome al Kaiser e allo Czar) non รจ lโEuropa, e non lo รจ neanche Vercingetorige, ovviamente.
Voglio dunque proporre un simbolo di ciรฒ che รจ questa Europa delle vere “radici”. Si tratta di un oggetto di cui non leggo se non in scritti di studiosi di storia dellโarte e che non vedo mai ritratto e spiegato sui manuali di storia nรฉ nei programmi di divulgazione storica. Eppure รจ uno straordinario, quanto mai eloquente testimone delle radici di questa nostra Europa il cui nome non sappiamo piรน se benedire o maledire. LโEuropa delle “radici” sta in un cofanetto smembrato tra Londra e Firenze. Eโ il Cofanetto Franks (detto anche Cofanetto Auzon): uno scrigno degli inizi dellโVIII secolo, proveniente (parrebbe), dalla Northumbria, allora uno dei sette regni anglo-sassoni e protagonista di una notevole fioritura artistica, con influssi tanto germanici quanto latini. Oggetto per alcuni concepito ed usato (per contenere i Salmi? per custodire un oggetto sacro?) in ambito monastico, per altri (vedi la studiosa italiana Nicoletta Francovich Onesti) in ambito aristocratico e laico (uno scrigno per gioielli?), attraverso vicende non ricostruibili giunse in Francia in epoca imprecisabile (ma potrebbe esservi arrivato a seguito delle razzie normanne). Nel XIX secolo lo ritroviamo nellโAlta Loira, ad Auzon (da qui il secondo dei suoi due nomi), a svolgere il modesto ruolo di scatola per il cucito presso una normale famiglia del luogo, che perรฒ, vendendone poi i cardini e altri pezzi dโargento funzionali alla tenuta dellโinsieme, finรฌ per ridurre lo scrigno allo stato di pannelli separati che ebbero la seguente sorte: comprati a Parigi nel 1857 da sirย Augustus Wollaston Franks (da qui il primo dei nomi), questi li donรฒ nel 1867 al British Museum, dove si trovano tuttora. Ma il pannello di destra, rimasto ad Auzon, fu invece piรน tardi venduto alย Museo Nazionale del Bargelloย diย Firenze, e qui identificato come parte del โCofanetto Francksโ giร nel nel 1890 (il British Museum ne possiede un calco, lโoriginale รจ sempre custodito al Bargello).
Il Cofanetto รจ un raffinato manufatto in osso di balena e i suoi cinque pannelli sono decorati con complessi bassorilievi dotati di iscrizioni in rune anglosassoni, ma con presenza sul pannello posteriore anche di parole in lingua e in alfabeto latini. A questa sintesi linguistica corrisponde anche una sintesi culturale, che unisce elementi cristiani e pagano-romani e germanici. Non sarร inutile darne una descrizione il piรน possibile precisa, pur nei limiti di un articolo non specialistico. Il pannello frontale presenta una precisa bipartizione germano-cristiana. Nella parte sinistra รจ raffigurata una scena relativa alla vendetta del mitico fabbro Weland (figura presente nellโEdda come nel Beowulf). Weland, reso zoppo e schiavo dal malvagio re Niรฐhad, รจ ritratto allโestrema sinistra nella sua fucina, sotto la quale giace il cadavere decapitato di uno dei figli del re, dal cui cranio il fabbro forgia un calice che tiene tra le tenaglie impugnate con la mano sinistra, mentre con la destra offre un altro calice colmo di birra a Beaodohild, la figlia di Niรฐhad, vicino alla quale sta unโaltra figura femminile (nel mito Beaodohild sarร stuprata da Weland, grazie alla bevanda drogata). A destra della stessa parte sinistra, la storia di Weland prosegue mostrando lui che cattura degli uccelli (il mito racconta che fuggirร dalla sua prigionia grazie alle ali costruite con le loro piume). Nettamente separata da un elemento decorativo verticale, la parte destra cambia totalmente registro, raffigurando lโadorazione dei Magi che guidati dalla stella cometa si avvicinano a Maria in trono con il Bambino. Curiosamente i Magi (accompagnati dalla scritta MรGI che pur dovrebbe essere superflua), sono preceduti da unโoca, che alcuni studiosi identificano con lo Spirito Santo, il che รจ sicuramente giusto, ma entro un percorso che non dimentica il retroterra celtico e germanico che vede lโoca “come uccello divino e annunziatore degli dรจi del cielo” (Franco Cardini).
Col pannello di sinistra ci si sposta a Roma. Sono infatti ritratti Romolo e Remo allattati dalla lupa, curiosamente supina, cosรฌ che i gemelli sono a piedi in su. Ma sovrastati da una seconda lupa (un trasferimento della gemellaritร allo stesso animale sacro? potrebbe essere, poichรฉ da entrambi i lati guardano verso il centro pure coppie di guerrieri inginocchiati e armati di lance, ribadendo il simbolismo bipolare). Se il pannello frontale era incorniciato in una iscrizione runica che proponeva un indovinello relativo allโosso di balena che ha fatto da materia per lo
Il coperchio purtroppo non ci รจ pervenuto integro. Il suo bassorilievo mostra un arciere (da destra) che difende da solo un fortilizio, entro il quale รจ al riparo una donna seduta. I nemici attaccano da sinistra. I piรน lontani hanno proporzioni gigantesche, tanto che lโinterprete piรน ardito, Alfred Becker, lo legge come illustrazione del conflitto cosmologico tra Asi e Vani. Ma la tesi prevalente vede nellโarciere il fratello di Weland, Egil, e nella donna seduta sua moglie รlrรบn. In effetti sul coperchio figura la parola โรGILIโ (vโรจ chi ha pure sostenuto che sarebbe da riferirsi al greco Achille, e la scena dunque da ricondurre alla vicenda della caduta di Troia; vi sono poi altre interpretazioni grecizzanti, ma ancora meno sicure). Trattandosi del coperchio, si รจ pensato pure che la sua illustrazione abbia carattere apotropaico, come se lโarciere dovesse proteggere lo scrigno da dei profanatori, da persone diverse dal legittimo destinatario. Il pannello di destra รจ il “nostro”, quello del Bargello. Ed รจ quello piรน impenetrabile. A sinistra, un animale non identificabile, antropizzato, sta seduto su un cippo mentre gli si para davanti un guerriero con elmo, lancia e scudo tondo. Al centro, un cavallo che invece questa volta ha di fronte una figura non ben definita, forse una valchiria con una coppa, mentre tra i due รจ posto un tumulo funebre. Allโestrema destra tre figure umane mantellate: quella al centro รจ tenuta stretta dalle laterali. Lโiscrizione runica riferita alla scena presenta problemi interpretativi, per cui nulla di assolutamente certo si puรฒ dire, nรฉ sulle immagini nรฉ sul senso esatto delle parole che la accompagnano, ma che comunque rimandano a un contesto di morte e di sventura, non senza, come suggerisce la Francovich Onesti, un tentativo di stornare il malaugurio dal possessore del cofanetto.
Molto sinteticamente, mi limiterรฒ a dire che vi รจ chi ha ritenuto che la scena rimandi al mito di Sigurd (Sigfrido) e che il cavallo al centro sia Grani, il destriero dellโeroe, chinato sulla sua tomba; altri vi vedono rappresentata la morte di Baldr (qui le tre figure mantellate sarebbero le Norne); altri ancora, tra cui lโitaliana Rita Caprini, i mitici fondatori dellโInghilterra anglosassone Hengist e Horsa, i cui nomi significano entrambi “cavallo”: Horsa muore in battaglia, e questo spiegherebbe il cavallo presso il tumulo; Hengist, che Beda ci presenta come discendente da Odino, diventerร re. Non sembrano essere molto accreditate le soluzioni di altri interpreti, che vi vedono invece elementi biblici (il destino di Nabucodonosor nel Libro di Daniele) o desunti dai vangeli apocrifi (la punizione di Satana secondo il Vangelo di Nicodemo, che ebbe traduzione anglosassone). Come ho giร detto, il Cofanetto Francks รจ un oggetto particolare anche dal punto di vista linguistico e alfabetico. Oggi si tende sempre piรน a ritenerlo concepito secondo una struttura coerente tanto nellโordine delle immagini che delle parole, e con un valore per alcuni ludico-enigmistico e per altri โ Becker soprattutto โ decisamente magico-simbolico. Ognuna delle iscrizioni valorizzerebbe in particolare, tramite il procedimento fonosimbolico dellโallitterazione, una determinata runa, in stretta connessione con il significato delle immagini dei pannelli corrispondenti. Per cui, ad essempio, quella che per certuni รจ una incongruenza, oppure una opposizione ideologica: la compresenza sul pannello frontale della scena pagano-germanica e della scena evangelica, si scioglierebbe nei versi allitterativi dei suoni F e G, ovvero nelle rune FEOH (“ricchezza”, “tesori”) e GIFU (“dono”), suggerendo come in un rebus lo scopo stesso del cofanetto: SINC-GIFU, “dono di tesori”). Nel pannello โromuleoโ, invece, รจ dominante il suono R della runa RรD, “viaggio”, con riferimento alle peripezie dei due gemelli. Il suono T della runa TYR, o TIW o TIR in anglosassone,ย che รจ quella del dio della vittoria, contrassegna il pannello relativo a Tito, la cui forza vittoriosa si riverbera sul possessore celebrato dal cofanetto, che per Becker รจ una figura guerriera in un contesto ancora fortemente pagano. Non mancherebbe neanche un aspetto numerologico, giacchรฉ vi รจ stato lโintenzionale disegno di raggiungere, almeno su tre facce, anche attraverso alcuni procedimenti linguistici e ortografici inusuali, per ogni iscrizione il numero di 72 grafemi, tale numero avendo carattere magico e sacrale sia in ambito pagano che giudaico-cristiano, equivalendo altresรฌ a 3 volte il numero 24, che corrisponde al numero originario, e di buon auspicio, del futhark antico, lโalfabeto runico anglosassone.
Chiunque fosse il misterioso destinatario (forse una coppia di sposi) e qualunque fosse lโoggetto prezioso che il Cofanetto in osso di balena doveva contenere, noi forse oggi potremmo (e dovremmo) leggerlo come un messaggio destinato a noi Europei tutti, affinchรฉ ci sia chiaro quali siano stati i “materiali” su cui si รจ costruita la nostra identitร , poichรฉ giร allora, agli albori dellโEuropa medievale, ci si poneva il problema delle radici, e Romolo e Remo, Sigfrido e Gesรน bambino riuscivano a chiudere i lati della “casa comune” da costruire con le ossa della balena europea, unendo la numinositร del Sacro e la forza guerriera e la creativitร fabbrile di doni, di beni, di ricchezza. Forse gli dรจi antichi (anche il Bimbo venerato dai Magi lo รจ) non ci riusciranno piรน. Ma se รจ cosรฌ, non chiamiamola piรน Europa.
Sandro Consolato
7 comments
L’Europa รจ solo un tipo razziale umano: gli Europei, differenziati a livello genetico dal resto del pianeta e dell’umanitร . Questa รจ l’unica veritร irriducibile, la cultura รจ solo un prodotto razziale: quando fa del bene vuol dire che la razza รจ in salute, quando ha effetti deleteri vuol dire che la razza muore.
Bell’articolo. In effetti, il cristianesimo medievale รจ una sintesi fra il cristianesimo primitivo e “paganesimo” europeo. In questo senso, sulla scia di Gioberti, si potrebbe parlare di una “poligonia del cristianesimo”. Cosรฌ รจ come verissimo che la configurazione attuale del nostro continente deriva per la maggior parte dal Medioevo, tant’รจ che gli studi sulla “etnogenesi” partono esattamente da lรฌ. E’ questo il motivo, tra l’altro, per cui vi furono fascisti cristiani (sostenitori di UN determinato cristianesimo) e fascisti “pagani”. Quello che veramente nega questo sincretismo culturale รจ solo l’egualitarismo “secolarizzato”, nato con l’Illuminismo e oggi rappresentato dal “mondialismo”. Tuttavia questo particolare sincretismo “pre-moderno” nasconde una tensione mai risolta. Esso rappresenta certo una “unitร di opposti” che puรฒ essere quanto mai feconda, ma il conflitto รจ evidente. Questo tema, pertanto, meriterebbe di essere approfondito.
Bellโarticolo. In effetti, il cristianesimo medievale รจ una sintesi fra il cristianesimo primitivo e โpaganesimoโ europeo. In questo senso, sulla scia di Gioberti, si potrebbe parlare di una โpoligonia del cristianesimoโ. Cosรฌ รจ come verissimo che la configurazione attuale del nostro continente deriva per la maggior parte dal Medioevo, tantโรจ che gli studi sulla โetnogenesiโ partono esattamente da lรฌ. Eโ questo il motivo, tra lโaltro, per cui vi furono fascisti cristiani (sostenitori di UN determinato cristianesimo) e fascisti โpaganiโ. Quello che veramente nega questo sincretismo culturale รจ solo lโegualitarismo โsecolarizzatoโ, nato con lโIlluminismo e oggi rappresentato dal โmondialismoโ. Tuttavia questo particolare sincretismo โpre-modernoโ nasconde una tensione mai risolta. Esso rappresenta certo una โunitร di oppostiโ che puรฒ essere quanto mai feconda, ma il conflitto รจ evidente. Questo tema, pertanto, meriterebbe di essere approfondito.
Ottimo articolo. Come toccare un argomento poco battuto e sviscerarlo da cima a fondo.
Incredibile, opera d’ arte e documento irripetibile al tempo stesso.
Articolo coinvolgente dalla prima all’ ultima riga, sembra di compiere un viaggio a ritroso nel tempo.
Complimenti vivissimi all’ autore.
questo articolo mi ha appassionato dalla prima all’ ultima riga. Europa non รจ solo un sostantivo.
Complimenti, non conoscevo e mi informerรฒ.