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Roma, 13 mag – Giuseppe Conte non ha alcuna intenzione di lasciare la politica, anche se il suo governo, una volta usciti definitivamente dall’emergenza, dovesse cadere. La maggioranza giallofucsia, si sa, è tenuta insieme dallo stesso adesivo che la incolla alla poltrona. Ma le differenze, apparentemente incolmabili (perché poi alla fine il M5S cede sempre al Pd e ai renziani), ci sono. Lo si vede continuamente: litigano su tutto, anche su questioni delicate come i soldi alle famiglie e alle imprese, messe in ginocchio dalla crisi economica scatenata da mesi di serrata generale. Conte ha imposto il lockdown con tempestività e solerzia dopo aver fatto dilagare l’epidemia, questo inverno, quando ancora si poteva intervenire per confinare i contagi. Ma all’epoca si è preferito puntare sulla campagna “abbraccia un cinese, mangiati un involtino primavera”, lasciando le frontiere aperte. Il premier ha chiuso la stalla quando i buoi erano già scappati, insomma. E continua a farsi dettare legge dagli esperti, che parlano di altissimo rischio di ritorno dei contagi. Risultato: il Paese è fermo, tanti negozi non riapriranno, tanti italiani perderanno il lavoro. Sono fatti questi che peseranno sulla tenuta della maggioranza, che imprimono una data di scadenza a questo governo.

“Conte cadrà a ottobre. Perché arrivano le scadenze fiscali”

Secondo gli scenaristi, dunque, Conte cadrà. Certo, non ci vuole un master in politologia per capire che passata l’emergenza – e già lo stiamo vedendo con il decreto Aprile, poi divenuto dl Maggio, poi ribattezzato per sicurezza dl Rilancio, senza riferimenti temporali – Pd, M5S, Iv e LeU litigheranno sempre di più per piazzare bandierine qua e là nel tentativo di raccattare consensi. In un’intervista sul Sussidiario.net di oggi, Mauro Suttora, prima all’Europeo poi ad Oggi, ex inviato negli Usa, si dice convinto che il governo giallofucsia cadrà: “Come può governare l’economia chi non trova neppure le mascherine?”. E il giornalista prevede anche quando cadrà: a ottobre. “Perché arrivano le scadenze fiscali. Allora si vedrà che lo Stato non ha più soldi e quindi avrà difficoltà a pagare gli stipendi degli statali e le pensioni”, spiega Suttora.

Quando si tornerà al voto, Conte si candiderà

Il punto però non è questo, che diamo per assodato. La questione è: Conte si ricandiderà, quando un giorno finalmente si tornerà al voto? Certo che sì. E di certo non con il Movimento 5 Stelle, che sta gettando alle ortiche quegli ultimi voti rimasti con voltafaccia indigesti per la base grillina – dalla sanatoria per gli immigrati al sì al Mes sempre più sicuro. L’ex avvocato del popolo molto probabilmente si candiderà per conto suo, scaricando quel poco che resterà dei 5 Stelle.

A giugno 2019 stanziati 280 milioni nella Capitanata, dove è nato il premier

A tal proposito, Conte si è mosso per tempo per “acchittarsi” i consensi, i voti quelli sicuri, proprio nel collegio elettorale del distretto della Capitanata, in provincia di Foggia. Lì c’è Volturara Appula, il piccolo paesino dove è nato l’illustre sconosciuto più fortunato della politica italiana. Ebbene, già quando era premier del governo Lega-M5S, Conte ha annunciato – era il 25 giugno 2019 – “il via libera al primo gruppo di 43 progetti immediatamente realizzabili del Cis per la Capitanata, avviati con i 280 milioni di euro già deliberati dal Cipe e che attiveranno investimenti per 534 milioni di euro”. E quella volta non era un semplice annuncio: era tutto vero. A marzo di quest’anno sono partite 13 gare nella Capitanata, per un “un valore di oltre 68,4 milioni di euro, il 25% della dotazione finanziaria complessiva del Cis”.

Il ruolo di Invitalia e di Arcuri

Per completare il quadro, i fondi in questione sono erogati da Invitalia, il cui amministratore delegato è Domenico Arcuri. Anche lui al fianco di Conte, quando era andato a presentare i progetti di rilancio del territorio nella Capitanata. Al fianco del premier ancora oggi, come commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Peraltro, era stato proprio Conte a confermare Arcuri (di area dalemiana) ad di Invitalia. Un sodalizio che prosegue, mentre i governi cambiano, insomma.

Ecco perché non sarebbe del tutto infondato affermare che Conte, quando si tornerà a votare e si candiderà nel collegio del distretto della Capitanata, potrà vantare i milioni da lui stanziati (con Invitalia) nel territorio, magari indicando i cantieri dei lavori di potenziamento delle infrastrutture, del turismo eccetera. Ebbene, non c’è la certezza matematica che questi soldi investiti si tramuteranno in voti per Conte, ma la probabilità è molto alta.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Conosciamo tutti la storia, se andiamo un po’ indietro mi ricordo dei 5S che riempivano piazze e con i loro sermoni intortavano gli italiani inveendo sul pd,… Poi arrivati al governo, arrivo’ pure lui giuseppi (volutamente scritto in minuscolo)… È mi ricordo benissimo quello che disse :”sarò l’avvocato del popolo”… Dovevano essere il cambiamento, di sicuro lo è stato in peggio.. Non voglio dilungarmi troppo, ma dico una sola cosa.. Sappiamo tutti che fine fanno i traditori, io sono una di quelle persone che NON dimentica!

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