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Da Roma a Brescia: Italia agli italiani, Europa agli europei!

by La Redazione
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Roma, 12 dicembre – C’è un dato che la cronaca politica continua a rimuovere, ma che nel fine settimana è tornato a imporsi con forza: quando si parla di remigrazione, la risposta popolare esiste ed è tutt’altro che marginale. A Roma, nella sala municipale di Tor Bella Monaca, la presentazione del Comitato Remigrazione e Riconquista ha fatto registrare il tutto esaurito, con centinaia di persone rimaste assiepate anche all’esterno.

Da Roma a Brescia il fine settimana della remigrazione

Un successo annunciato dalle numerose adesioni arrivate nelle settimane precedenti, ma che assume un significato politico preciso proprio per il contesto in cui si è svolto. In un quartiere simbolo delle contraddizioni prodotte da decenni di immigrazionismo ideologico, parlare direttamente alla gente non è solo una scelta comunicativa: è un atto politico. È la risposta a chi, da anni, tenta di trasformare il disagio quotidiano in un tabù, riducendo a “percezione” ciò che è esperienza concreta di insicurezza, degrado e conflitto sociale. Non è un caso che una parte della sinistra abbia provato a boicottare l’iniziativa. Ed è altrettanto significativo che il presidente del VI Municipio, Nicola Franco, abbia scelto di tenere il punto e portare il suo saluto, sottraendosi al rituale delle scomuniche preventive.

La sostituzione etnica non è un destino irreversibile

Il tema è semplice e per questo intollerabile per l’establishment: chi non dovrebbe stare sul nostro territorio non può diventare un destino irreversibile. Le promesse mancate sul fronte migratorio, i continui tentennamenti di un governo che ha scelto la gestione dell’esistente invece della rottura, hanno aperto uno spazio politico che oggi viene occupato da chi rifiuta di accettare la resa come orizzonte. Parlare di remigrazione e di riconquista significa rimettere al centro la responsabilità politica, spezzare il ricatto morale e affermare che identità, sicurezza e coesione devono tornare alla base delle società europee. Il giorno successivo, a Brescia, quel discorso è uscito dalle sale ed è sceso in piazza. Oltre mille persone hanno partecipato alla prima uscita nazionale del Comitato Remigrazione e Riconquista, nonostante divieti assurdi e le consuete contro-manifestazioni di una sinistra sempre più autoreferenziale. I tentativi di boicottaggio si sono infranti contro una mobilitazione reale, radicata, militante, che ha dimostrato come il tema non appartenga a una nicchia, ma intercetti un sentimento diffuso.

Né slogan né provocazione

Da Roma a Brescia, il filo è chiaro. La remigrazione non è uno slogan isolato né una provocazione identitaria fine a se stessa. È una proposta politica che parla all’Italia e, inevitabilmente, all’Europa. Come già evidenziato sulle pagine del Primato Nazionale, remigrazione ed Europa-potenza sono due facce della stessa battaglia: senza sovranità demografica non esiste possibilità di creare uno spazio politico reale. Dev’essere combattuta la rassegnazione che circonda la parola Europa: se oggi è ridotta ad ente amministrativo, se è incapace di difendere se stessa, se è condannata alla gestione del declino, va spinta verso un maggiore protagonismo ed interventismo proprio da chi crede nella Patria, nei confini e nelle identità.

La remigrazione verso la raccolta firme

La raccolta firme che partirà a breve va letta in questa prospettiva. Non come un gesto simbolico, ma come un passaggio concreto per trasformare una domanda politica in realtà. Siamo davanti a una battaglia epocale, che riguarda il futuro dell’Italia e dell’Europa. E, come dimostrato in questo fine settimana, c’è chi ha deciso di non arretrare. Remigrazione ora, perché senza popoli europei non può esserci Europa.

Vincenzo Monti

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