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Roma, 16 nov – “Con voi di politica non parlo”. A distanza di giorni riecheggia ancora nell’aria l’agghiacciante affermazione di Lucia Annunziata nei confronti di Simone Di Stefano, segretario e candidato premier di CasaPound, reo di aver messo in ridicolo la Santa Inquisizione di RaiTre.



Il nervosismo dei media a senso unico nel non trovare scheletri nell’armadio delle tartarughe è esploso in concomitanza del “risultato eclatante” di Ostia, portando i segugi dell’informazione ad arrampicarsi sugli specchi fino ad accusare CasaPound di autofinanziarsi con la “carbonara”. Secondo senso comune, un dipendente del servizio pubblico – stipendiato dai cittadini – dovrebbe sì esprimere un punto di vista, in quanto, si spera, essere pensante, ma non fare della becera quanto sistematica disinformazione.
Nella narrazione dominante tuttavia mancano alcuni passaggi: perché CasaPound cresce? Perché malgrado la sistematica demonizzazione, le tartarughe suscitano interesse?

Anzitutto i giornalisti italiani non hanno compreso del tutto la lezione “americana”: la demonizzazione dell’avversario politico è inutile e spesso controproducente, non a caso, la bizzarra Inquisizione allestita dall’Annunziata, ha avuto il prevedibile risultato di far sodalizzare con CasaPound anche acerrimi avversari politici.
Quando si parla di CasaPound non si parla di un partito come tutti gli altri ma di un fenomeno profondamente diverso e non ingabbiabile nella falsa etichetta di “estremismo politico”. Si tratta di un movimento la cui forza risiede nei militanti – e non nei capibastone delle segreterie – dei ragazzi, spesso giovanissimi, che fanno volontariato, associazionismo, cultura e fratellanza 365 giorni l’anno, perennemente tra la gente.

Ma a dispetto delle urla di Luxuria a Piazzapulita o delle accuse di voto di scambio giunte da Alessia Morani del Pd, la solidarietà delle tartarughe frecciate non ha fini politici ma “palliativi”, perché la vera sfida posta da Di Stefano è chiudere gli istituti di carità per mancanza di clienti, cancellando la povertà attraverso l’azione dello Stato.
Tuttavia, nella crescita di CasaPound non si può non citare il ruolo indiretto assunto dal centrosinistra nel corso degli anni. La sinistra infatti, ha smarrito se stessa prima trincerandosi dietro la bandiera del berlusconismo, dopo anteponendo i diritti civili ai diritti sociali, ripudiando la sua natura a difesa delle classi deboli, del cosiddetto proletariato. Ed è proprio lì che CasaPound raccoglie i consensi più inaspettati, difendendo i perdenti della globalizzazione, nonché gli sconfitti del globalismo senza regole, che costringe costoro a vivere nell’eterna incertezza di un posto precario, di un salario misero e di uno Stato sempre più latitante.

Nel caos della politica italiana, Simone Di Stefano, neo segretario e candidato premier di CasaPound, ha anticipato parte del programma da presentare agli elettori: su tutti spicca la posizione intransigente sull’Euro che prevede l’uscita programmata dalla moneta unica ed il rispristino effettivo della sovranità nazionale. Non a caso, per chi come Massimo Cacciari accusa il movimento di aver fatto un uso improprio della figura di Pound, urge ricordare le parole dello stesso poeta: “la sovranità consiste nel diritto di emettere moneta e di determinarne il valore”. Punti cardine restano poi la nazionalizzazione della Banca d’Italia, al fine di stampare e determinare il valore della nuova moneta, il Mutuo Sociale, per ristabilire il diritto alla proprietà della casa, attraverso un aiuto economico dello Stato, senza tassi d’interesse in cambio. Infine, proposta rivoluzionaria ed al contempo di assoluto buonsenso, resta il Reddito di Natalità, 500€ al mese dai zero ai sedici anni, al fine di mettere le giovani coppie nelle condizioni di creare la vita e di vivere con serenità la vita familiare.

Dall’altra parte dello steccato invece, Luigi Di Maio, leader del M5S, ha sostituito la linea anti-euro ed antisistema con un più rassicurante e vago “vedremo” che permette allo stesso di sviare la questione sovranità. Tuttavia i grillini hanno cambiato radicalmente la linea politica dal 2013 ad oggi, non a caso, la volontà di Di Maio di acquisire parte dell’elettorato renziano, rivela un grillismo 2.0 decentrato su posizioni neoliberiste totalmente antitetiche all’iniziale programma di governo. Il che, rappresenta una scommessa che potrebbe determinare un ingente travaso di voti verso i partiti sovranisti.

Altro aspetto da non sottovalutare resta la legge elettorale, garanzia di ingovernabilità, che pone il pesante spettro di un governo di larghe intese funzionale a Bruxelles, guidato da un Gentiloni bis o da Antonio Tajani. In tutto questo, il centrodestraunito corre goffamente verso il governo, inteso come un fine, e non, come dovrebbe essere, come uno strumento per fare le riforme decisive a cambiare le sorti dell’Italia. Insomma, mancano tanti mesi da qui alle Politiche ma statene certi: ne vedremo delle belle.

Claudio Perconte



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4 Commenti

  1. 1) Annunziata: fa benissimo a dire di non far politica, difatti non la fa, la sua è propaganda a chi le riempie la ciotola
    2) Luxuria: chi si prostituisce a mio avviso è come un cesso pubblico, chiunque paga ci piscia dentro, e tanto per me vale e puzza
    3) Morani: sfoggia borse di Prada da 2.500 euro dimenticando di essere stipendiata dagli italiani, pure dai poveri che tanta pena non le fanno
    4) Cacciari: ha sposato Woody Allen con la figlia adottiva (a casa mia si chiama incesto)
    5) Di Maio: tutto e il contrario di tutto pur di ottenere l’agognata poltrona
    5 e 6) Gentiloni & C.: non c’è bisogno di commentare…

  2. …occorre eliminare tutte le leggi e leggine che vorrebbero dar l’idea di eliminare il disagio dato dalla disoccupazione: tipo cassa integrazione, aiutini una tantum a circoscritte e limitatissime famiglie disagiate . Occorre -una- legge chiara, univoca che garantisca un vivere decente per chi è disoccupato e per le famiglie con un reddito insufficiente.Tutto il resto è solo aria fritta…

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