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Contucci: "Barriere all'Olimpico? Vogliono uccidere il calcio popolare"

by Federico Rapini
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Barriere-Olimpicp foto larepubblicaRoma 22 set- Gli stadi, ed in particolare le curve, sono da sempre polo di attrazione per personaggi pubblici più o meno interessati a costruirsi una carriera. Da attori di basso livello fino ad arrivare a prefetti.
È il caso oggi del prefetto di Roma Franco Gabrielli, che nell’ultimo periodo è stato al centro di una querelle con le tifoserie della Roma e della Lazio. La sua scelta di dividere le curve dello stadio Olimpico di Roma con delle barriere, difatti, non ha riscosso successo. Così come l’irrigidimento delle misure repressive e di controllo intorno allo stadio.
Abbiamo quindi posto alcune domande all’avvocato Lorenzo Contucci, da sempre schierato a tutela dei tifosi (e non) contro i soprusi di chi invece dovrebbe garantire la giusta applicazione di giuste leggi.
Il prefetto Gabrielli sembra voler curare i mali della capitale sulle spalle dei tifosi di Roma e Lazio. Sembra però che si voglia creare un mostro ad hoc per distogliere l’attenzione dai reali problemi della città. Cosa ne pensa del modus operandi del Prefetto?
Credo ci sia una sinergia assoluta tra il Prefetto e il nuovo Capo di Gabinetto della Questura di Roma, il dott. Massucci, ex vice presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive.
Lo stadio, a Roma, è ciò che dà più visibilità e i problemi di ordine pubblico spesso si sono avuti allo stadio, anche se in misura molto minore che in passato. Oltre alla ragione di sicurezza, però, credo ci sia il non nascosto intendimento di preparare la strada per il nuovo stadio eliminando chi è meno desiderato, anche se è la parte che fa il tifo. Certo, il modo con cui lo si sta attuando – in rapporto al rischio che si corre – equivale allo sparare con un cannone su un moscerino.
E il cannone non uccide solo il moscerino che dà fastidio.
Barriere, prefiltraggi interminabili, multe per cambi posti, diffide preventive. Tutto in nome del rispetto dell’ordine pubblico. Ma l’Uefa sembra essere contraria all’installazione di tali barriere. È possibile uno scontro tra il maggior organo amministrativo, organizzativo e di controllo del calcio europeo (che quindi muove milioni di euro) ed il prefetto della capitale italiana? La Roma e la Lazio potrebbero rischiare sanzioni per uno stadio non in regola con le normative Uefa?
La Polizia ha ben più potere dell’Uefa e quel che fa non può essere contrastato. Sono solo i poteri economici che possono mettere un freno quando capiranno che di questo passo qualunque tipo di manifestazione se la possono scordare.
Del resto se le istituzioni sportive danno un indirizzo e nella Capitale si fa il contrario per quale motivo l’Italia dovrebbe essere ritenuta affidabile? Si impone l’ordine con misure draconiane, il tutto in un sistema che – anni fa – aveva promesso di far crescere le presenze negli stadi grazie alla tessera del tifoso, come sappiamo fallimentare. Ho ragione di ritenere che a Roma saranno sempre meno i “fidelizzati” e assai più gli occasionali che, una volta passati per le forche caudine che stiamo vivendo, ben penseranno di tornare allo stadio.
Lei da sempre è in prima fila nella tutela dei diritti dei tifosi (e non solo), dalla tessera del tifoso alle diffide illegittime. Quale è la sua strategia oggi? Cosa consiglia ai tifosi per tutelarsi preventivamente da qualche provvedimento (che sia una multa, una diffida o quant’altro)?
Preventivamente è difficile tutelarsi. Si scontrano due mondi diversi. L’uno, quello delle forze dell’ordine, che si fa forte di decreti legge varati in condizioni di emergenza e che sono di dubbi utilità, oltre che ingiusti.
L’altro, quello dei tifosi da curva, che da sempre vivono lo stadio in un certo modo che, certamente, va contrastato per gli episodi di reale violenza, ma incentivato sotto il profilo del tifo, del colore e della passione.
Gli interessi economici remano contro il concetto di calcio popolare che, probabilmente,potrà rinascere solo dal basso e senza prospettive di crescita. La tutela, purtroppo, è solo postuma: quando arriva un atto, ci si prova a difendere.
La vera arma in mano ai tifosi sono i social network, che consentono in un attimo di arrivare in qualunque punto del mondo. Amnesty International impedisce diverse esecuzioni con la mobilitazione globale. Certo, si parla di episodi assai più gravi e qui alla fine si parla solo di stadio, ma abbiamo imparato che la compressione delle libertà civili partono proprio dal punto più vulnerabile e meno tutelato e quindi dallo stadio.
 
Federico Rapini
 

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