Roma, 27 giu – I principali quotidiani riportano la notizia che lo spettacolo musical, allestito sul colle Palatino e dedicato al divo Nerone, è stato sospeso per la mancanza delle licenze concesse dal Comune di Roma. Si lamentano anche gli addetti allo spettacolo, che rischiano di perdere il posto, e i tour operator che vorrebbero portare allo spettacolo i turisti stranieri in visita a Roma, visto che, fino al sabato, Divo Nerone è previsto in inglese. Felici invece le suore del vicino convento di San Sebastiano che lamentavano di non poter riposare tranquille, oltre al fatto che lo spettacolo profanava un luogo sacro (come è noto, il Vaticano ha sempre rispettato i luoghi sacri della romanità). Una certa coerenza nella battaglia intrapresa dalle suore, la si riscontra con l’identificazione bimillenaria del diavolo e del numero 666 che lo rappresenterebbe, proprio con Nerone, durante il cui regno ebbe luogo la prima, tragica persecuzione anticristiana.

Parallelamente, partendo dal testo dell’apocalisse, veniva identificata la prostituta famosa, seduta sul mostro dalle sette teste e dalle dieci corna, che al tempo stesso è “la grande città che comanda su tutti i re della terra”, proprio con la Roma imperiale. E proprio Nerone fu incolpato, dalla comunità cristiana, per il terribile incendio che avvampò nel 64, arrecando danni ingentissimi. Così scrisse Svetonio: “Nerone con il pretesto che era disgustato dalla bruttezza degli antichi edifici e dalla strettezza e sinuosità delle strade, incendiò Roma (…) Il fuoco divampò per sei giorni e sette notti, obbligando la plebe a cercare alloggio nei monumenti pubblici e nelle tombe. Allora, oltre ad un incalcolabile numero di agglomerati di case, il fuoco divorò le abitazioni dei generali di un tempo, ancora adornate delle spoglie dei nemici, i templi degli Dèi che erano stati votati e consacrati sia al tempo dei re, sia durante le guerre puniche e galliche e infine tutti i monumenti curiosi e memorabili che restavano del passato”.

Nerone invece accusò proprio i cristiani di essere responsabili dell’incendio e, tra i cristiani uccisi, ci furono anche san Pietro e san Paolo: Nerone avrebbe ordinato la decapitazione di Paolo di Tarso e, secondo la tradizione cattolica, anche la crocifissione di Pietro. Non meglio andò a Nerone dopo la sua morte. Una delle leggende narra che fu sepolto sotto un secolare albero di noce, in quella che oggi è Piazza del Popolo, dove allora c’era un semplice bosco di pioppi. Ma i preti tramandano come la sua tomba divenisse ben presto un luogo funesto, tanto da rendere maledetto il bosco e la zona circostante (Muro Torto compreso), mentre l’albero di noce (dai romani considerato sacro a Giove), perennemente sorvolato dai corvi, era la sede di sabba infernali e luogo di incontro di anime dannate, streghe e negromanti. Intorno al 1100 Papa Pasquale II eseguì un esorcismo: dissotterrò lo scheletro di Nerone da sotto il noce, e lo bruciò, insieme a tutto l’albero, disperdendone successivamente le ceneri nel Tevere. Inoltre, dove risiedeva la tomba, fece piantare una piccola cappella sacra (che poi divenne l’attuale Basilica di Santa Maria del Popolo).

Non potendo contestare i dogmi della storia rivelata, non ci rimane che rivelare una malcelata invidia per l’Imperatore che ebbe il filosofo Seneca come consigliere e la bellissima Poppea come amante. La filosofia e la bellezza, proprio le due qualità più odiate dai fanatismi religiosi, al servizio dell’Impero: sarà poi stato Nerone veramente così diabolico?

Marzio Boni

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